Il dibattito sulla gestione dei fondi di coesione europei si infiamma e tocca da vicino il futuro delle Piccole e Medie Imprese e delle partite IVA. Al centro della questione vi è un allarme chiaro, sollevato direttamente dalle istituzioni della Regione Lombardia: l'ipotesi di centralizzare queste risorse fondamentali, trasferendone la gestione esclusiva al Governo di Roma, rappresenta un pericolo concreto e immediato per l'intero tessuto economico locale. Per le aziende, gli artigiani e i professionisti che operano sul territorio, i fondi europei non costituiscono un concetto astratto o distante, bensì uno strumento vitale e insostituibile per finanziare l'innovazione, sostenere gli investimenti e mantenere un elevato livello di competitività.
Il nodo cruciale di questa complessa dinamica risiede nelle tempistiche di erogazione. Affidare l'intera macchina burocratica e la distribuzione dei fondi a un sistema puramente centralizzato significherebbe, inevitabilmente, dover sottostare a quelli che vengono definiti istituzionalmente i "tempi romani". Per una PMI o una partita IVA, il tempo non è semplicemente una variabile indipendente, ma coincide in modo diretto con la stabilità e la sopravvivenza stessa della propria attività. Attendere tempistiche prolungate per l'attivazione degli strumenti di sostegno finanziario comporterebbe un rischio enorme di inefficienza gestionale. Il pericolo reale per il tessuto produttivo è quello di accedere ai fondi necessari quando ormai si è completamente fuori tempo massimo rispetto alle repentine esigenze del mercato. La Lombardia e le sue innumerevoli imprese non possono in alcun modo permettersi di aspettare.
A dimostrazione di quanto la gestione territoriale e vicina alle esigenze aziendali sia profondamente più efficace, dalle fonti regionali emerge un caso pratico emblematico: l'esperienza di Fimac Spa, importante realtà produttiva con sede a Senago, in provincia di Milano. Questa azienda, che opera come player di riconosciuto livello internazionale nel settore strategico dell'aerospazio, ha potuto beneficiare in modo rapido del bando regionale specificamente dedicato alla transizione digitale. Tale misura, finanziata proprio tramite le risorse dei fondi di coesione gestiti a livello locale, ha consentito di supportare l'impresa in un percorso reale e tangibile di innovazione tecnologica.
L'esempio aziendale milanese dimostra inequivocabilmente che mantenere le risorse economiche vicino al territorio assicura una rapidità di esecuzione che un ente centrale difficilmente potrebbe mai eguagliare. I fondi, se amministrati a livello regionale, si trasformano infatti in un vero e proprio moltiplicatore economico per l'intero tessuto produttivo. Non si tratta solamente di finanziare singole realtà, ma di generare un volano virtuoso dal punto di vista degli investimenti strutturali, creando immediate ricadute positive per tutto l'indotto, che è composto in larghissima parte proprio da microimprese, fornitori e liberi professionisti. Le opportunità si moltiplicano esponenzialmente solo quando le istituzioni conoscono da vicino le dinamiche territoriali.
In questo scenario, la prospettiva di una gestione centralizzata viene vista come un vero e proprio svilimento del ruolo cruciale delle amministrazioni territoriali. Sarebbe, a tutti gli effetti, una clamorosa sconfitta per le economie locali. Attualmente, la Regione Lombardia sta portando avanti una decisa battaglia per difendere l'autonomia nella gestione di queste risorse comunitarie. Un impegno a forte trazione autonomista per tutelare gli interessi produttivi e il federalismo economico. In questa complessa lotta contro la centralizzazione burocratica, l'amministrazione lombarda risulta al momento una voce fuori dal coro, ma l'obiettivo dichiarato è quello di lavorare incessantemente per trovare alleanze strutturali. Si cercano sponde solide non solo tra le altre regioni italiane, ma anche nel più ampio contesto europeo, per fare fronte comune e garantire la tutela delle imprese.


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