News | 30 ottobre 2026, 16:15

Portuali in sciopero il 30 ottobre in 22 Paesi

Mobilitazione internazionale lanciata da oltre 25 sindacati: coinvolti 113 porti, nove in Italia, mentre nel Paese si ferma anche chi aderisce allo sciopero generale di Usb

Portuali in sciopero il 30 ottobre in 22 Paesi

Oggi, venerdì 30 ottobre, le banchine di mezzo mondo si fermano. Da Copenaghen a Melbourne, da Casablanca a San Francisco fino a Mumbai, i lavoratori dei porti incrociano le braccia per dire che non intendono lavorare per la guerra. L’iniziativa è promossa da oltre 25 organizzazioni sindacali e interessa 22 Paesi di cinque continenti, per un totale di 113 scali. In Italia sono coinvolti Ancona, Civitavecchia, Genova, Gioia Tauro, Carrara, Livorno, Bari, Ravenna e Trieste. La giornata coincide con lo sciopero generale proclamato nel nostro Paese da Usb.

La cornice politica è la Dichiarazione di Istanbul, firmata a maggio, ma le modalità di adesione sono state decise da ciascun sindacato. In Italia, Francia, India, Grecia e Turchia sono previsti scioperi di 24 ore, mentre in Marocco, a Cipro e in altri scali si parla di astensioni fino a due ore. Con i portuali sfileranno anche altri lavoratori, studenti e attivisti.

Secondo i promotori, la protesta dimostra che l’azione organizzata dei lavoratori può rallentare la macchina bellica, bloccando il transito di armi e attrezzature militari. Nella loro nota, la battaglia contro la militarizzazione di porti e infrastrutture è inseparabile da quella per i diritti della categoria. Per questo la piattaforma comprende anche richieste di lavoro: aumenti salariali, riduzione dell’orario, più tutele per salute e sicurezza e una strategia contro la perdita di posti causata dall’automazione.

Non è la prima volta. Il precedente risale al febbraio 2025, quando una mobilitazione internazionale aveva toccato 40 porti del Mediterraneo. A poco più di un anno e mezzo di distanza l’iniziativa assume dimensione globale. Eurof, l’ufficio europeo della Federazione sindacale mondiale (Wftu), invita i lavoratori a sostenere i portuali e a partecipare alle manifestazioni, e osserva che in vari Paesi la giornata si è allargata a una protesta più ampia contro le politiche di riarmo. I sindacati chiedono di destinare le risorse a istruzione, sanità, salari e pensioni anziché alla produzione e all’acquisto di armi.

Sullo sfondo restano i conflitti in Ucraina e in Medio Oriente e il timore di un’ulteriore escalation. Nel documento i sindacati condannano quelli che definiscono nuovi crimini dello Stato israeliano a Hebron, in Palestina, e chiamano in causa il sostegno di Stati Uniti, Nato e Unione europea. Sono posizioni dei promotori.

L’appello finale è rivolto ai lavoratori e ai giovani di ogni Paese, perché sostengano le iniziative del 30 ottobre. La richiesta con cui si chiude la dichiarazione è chiara: porti di pace e al servizio dei popoli, non basi per la guerra.

Redazione