BRUXELLES – L’economia dello spazio non è più un dominio riservato a ingegneri e astronauti, ma un ecosistema strategico per il futuro dell’intero continente. A lanciare l’appello, nel cuore delle istituzioni europee, è stato il presidente della Regione Basilicata, Vito Bardi, intervenuto oggi a Bruxelles in qualità di vicepresidente di Nereus, la rete che riunisce le regioni europee impegnate nell’utilizzo delle tecnologie spaziali. In occasione dell’Assemblea Generale 2026, Bardi ha aperto i lavori con un messaggio chiaro: nessuno Stato membro, e tantomeno nessuna regione, può affrontare da sola le sfide della transizione digitale e della sicurezza. Servono competenze, cooperazione e investimenti mirati.
Proprio per rispondere a questa necessità, la Basilicata si è fatta promotrice di un progetto pilota innovativo, presentato ufficialmente durante l’evento. L’iniziativa, dal titolo “Building Skills and Capacity for Earth Observation and Testing Space Solutions in European Regions”, nasce da una constatazione precisa: il divario di conoscenze tra i dirigenti regionali riguardo alle decisioni pubbliche legate allo spazio è ancora troppo ampio. E senza una classe politica e amministrativa consapevole del potenziale dei dati satellitari, ogni strategia rischia di restare incompleta.
Il progetto, coordinato dalla Regione Basilicata insieme al Segretariato di Nereus, punta a creare “testbed” territoriali – laboratori viventi dove sperimentare soluzioni basate sull’Osservazione della Terra (EO) – per rendere gli appalti, i finanziamenti e le politiche di innovazione più efficaci e sostenibili. L’obiettivo è trasformare i dati provenienti dallo spazio in decisioni concrete per il territorio: dalla gestione delle risorse idriche al monitoraggio ambientale, fino alla pianificazione urbana.
Il primo passo operativo è già in calendario. Nei prossimi mesi, sempre a Bruxelles, verrà organizzato un corso di formazione dedicato ai funzionari delle Direzioni della Regione Basilicata, con un focus specifico sul monitoraggio delle risorse idriche tramite dati satellitari. Un tema cruciale per un territorio come quello lucano, storicamente attento alla gestione dell’acqua. La sessione, ha spiegato Bardi, sarà aperta a tutte le regioni della rete Nereus che vorranno aderire, trasformando un’iniziativa locale in un modello di cooperazione europea.
“Una forza lavoro qualificata è il pilastro di un’economia spaziale prospera – ha sottolineato il presidente – e attraverso Nereus la Basilicata riafferma il proprio impegno nel fornire una piattaforma concreta di cooperazione tra università, centri di ricerca e PMI”. Un impegno che si affianca al successo del primo master europeo in Osservazione della Terra dell’Università della Basilicata, già operativo e capace di formare la prossima generazione di professionisti, con un effetto collaterale prezioso: la ritenzione dei talenti sul territorio, frenando quella fuga di cervelli che da decenni penalizza il Mezzogiorno.
L’assemblea di Bruxelles ha rappresentato quindi non solo un momento di confronto, ma il lancio di un cantiere concreto per rafforzare la resilienza dell’Europa nel mercato spaziale globale. E la Basilicata, regione spesso considerata periferica, si candida a diventare un laboratorio avanzato di policy-making spaziale. Perché, come ha ricordato Bardi chiudendo il suo intervento, l’autonomia strategica del continente si gioca anche (e forse soprattutto) sulla capacità di leggere i propri territori dall’alto, a partire dalle sue regioni più interne.


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