News | 30 maggio 2026, 16:00

Imprese familiari ultracantierarie: a Milano il convegno «Generazioni in dialogo» rilancia la sfida del futuro tra lungimiranza e internazionalizzazione

Alla Veneranda Biblioteca Ambrosiana, I Centenari e Museimpresa mettono a confronto imprenditori e accademici. Nei prossimi dieci anni due milioni di aziende italiane coinvolte nel passaggio generazionale. Colli (Bocconi): «Ciò che bastava vent’anni fa oggi non basta più».

Imprese familiari ultracantierarie: a Milano il convegno «Generazioni in dialogo» rilancia la sfida del futuro tra lungimiranza e internazionalizzazione

Milano – Il capitalismo familiare italiano si trova di fronte a un bivio. Da una parte la memoria, che non è nostalgia ma patrimonio strategico. Dall’altra il futuro, che chiede visione, internazionalizzazione, innovazione e, ammettiamolo, un pizzico di fortuna. È il messaggio emerso ieri alla Veneranda Biblioteca Ambrosiana di Milano, dove l’associazione I Centenari – Aziende storiche Familiari Italiane, in collaborazione con Museimpresa, ha promosso il convegno «Generazioni in dialogo. Cultura d’impresa tra memoria e futuro».

Il tema è di quelli decisivi per il sistema produttivo del Paese. Le imprese familiari rappresentano oltre l’80% del tessuto imprenditoriale nazionale. Nei prossimi dieci anni, circa due milioni di aziende saranno coinvolte in un passaggio generazionale. Eppure, meno del 30% delle imprese familiari supera con successo i passaggi più complessi, mentre solo il 18% ha pianificato adeguatamente la successione. Un dato allarmante, se si considera che il ricambio alla guida è ormai imminente per centinaia di migliaia di realtà.

«Molte imprese faticano a passare il testimone – ha osservato Andrea Colli, professore ordinario di Storia Economica e Geopolitica all’Università Bocconi –. Chi guida è incapace di lasciare andare, vuole proseguire la formula che ha funzionato, mentre le nuove generazioni temono di cambiarla per paura di fallire». Il problema, ha aggiunto Colli, è che «ciò che bastava vent’anni fa oggi non è più sufficiente. La globalizzazione ha imposto un’accelerazione che ha spiazzato chi non ha saputo o voluto aprirsi a una dimensione europea e globale. La vera competenza delle imprese familiari sta nel muoversi con prudenza, senza passi azzardati, e nel diversificare».

Sul fronte del ricambio generazionale, il presidente de I Centenari, Ugo Cilento, ha sintetizzato la sfida in tre parole: passaggio, passione e pianificazione. «Non esiste una pozione magica per durare – ha dichiarato –. Servono un pizzico di fortuna e, soprattutto, la capacità di affidare l’azienda alla persona più idonea a portarla avanti, che non è sempre l’erede diretto, ma chi possiede competenza, professionalità e cultura d’impresa, oltre alla passione». L’associazione riunisce realtà con almeno cento anni di gestione ininterrotta da parte della stessa famiglia: «aziende che raccontano la storia stessa del made in Italy», ha sottolineato Cilento.

Il convegno ha messo a confronto non solo accademici e manager, ma anche imprenditori che hanno vissuto sulla propria pelle la sfida del rinnovamento. Tra questi, Marco Monsurrò, Ceo di Coelmo, azienda familiare operativa in ambito tecnologico. «Ricordo quando mio fratello e io, che rappresentiamo la terza generazione, partimmo per l’Iraq – ha raccontato –. Ci chiamarono le Nazioni Unite per un progetto, ma i nostri genitori erano contrari. Ci andammo praticamente da diseredati e tornammo con il contratto che poi ha definito una pietra miliare della nostra storia». Un esempio concreto di come l’audacia delle nuove generazioni, se ben governata, possa aprire mercati altrimenti inaccessibili.

Alla tavola rotonda hanno partecipato anche altre imprese storiche come le Distillerie Berta e Amaro Lucano, portatrici di un modello in cui la tradizione produttiva si sposa con la capacità di innovare senza tradire l’identità.

A fare da cornice all’incontro, la Veneranda Biblioteca Ambrosiana, una delle istituzioni culturali più antiche d’Italia. «Si conserva qualcosa non solo per custodirlo, ma per valorizzarlo, innovarlo e comunicarlo – ha ricordato Antonello Grimaldi, segretario generale dell’Ambrosiana –. Saper trasformare la memoria, rendendola viva, è fondamentale per chiunque faccia impresa».

E proprio di memoria viva ha parlato Antonio Calabrò, presidente di Museimpresa, l’associazione che riunisce i musei e gli archivi d’impresa italiani. «Penso a due testimonianze che custodiamo – ha detto –: il cartone della Scuola di Atene di Raffaello e il Codice Atlantico di Leonardo. Inventiva e storia: è questo il patrimonio che ci ha resi il quinto esportatore al mondo».

L’Italia, infatti, è tra i Paesi con il maggior numero di imprese ultracentenarie al mondo. Un primato che non è solo folklore statistico, ma vantaggio competitivo: la lunga esperienza sui mercati, se saputa tradurre in visione strategica, può diventare un formidabile acceleratore per affrontare le sfide della geopolitica, dei dazi e della transizione digitale.

L’appuntamento di Milano lascia una certezza: per le imprese familiari, la sfida del futuro si vince – o si perde – nella capacità di fare del dialogo tra generazioni non una cerimonia formale, ma un vero motore di innovazione.

Redazione