News | 13 gennaio 2026, 09:00

Correzione degli errori contabili: tra semplificazione fiscale e nuove responsabilità valutative

Tra bilancio e dichiarazione dei redditi, la riforma ridefinisce confini operativi e accresce il peso del giudizio professionale.

Correzione degli errori contabili: tra semplificazione fiscale e nuove responsabilità valutative

La recente riformulazione del processo di correzione degli errori contabili, introdotta con il correttivo Irpef-Ires, segna un passaggio rilevante nel rapporto tra bilancio e fiscalità. L’intervento normativo, presentato come una semplificazione, restringe in realtà l’ambito applicativo della procedura “diretta” di correzione, riservandola esclusivamente agli errori non rilevanti. Per gli errori rilevanti, invece, torna centrale lo strumento della dichiarazione integrativa, con inevitabili riflessi operativi per imprese e professionisti.

Il primo nodo interpretativo riguarda la nozione stessa di errore contabile. L’OIC 29 chiarisce che l’errore presuppone la disponibilità, al momento della redazione del bilancio, delle informazioni necessarie per una corretta applicazione del principio contabile. In contesti sempre più frequenti di fast close, non è raro che dati rilevanti emergano solo nei mesi successivi alla chiusura dell’esercizio. In tali ipotesi, più che di errore in senso stretto, potrebbe trattarsi di una stima inevitabilmente imperfetta, destinata a essere rettificata nell’esercizio successivo. Ciò impone una riflessione sulle prassi di bilancio e sulla necessità di anticipare, per quanto possibile, eventi e informazioni, anche mediante stime prudenti.

Il secondo e più delicato profilo concerne la valutazione della rilevanza. Il legislatore fiscale recepisce un concetto tipicamente contabile e qualitativo, fondato sulla capacità dell’errore di influenzare le decisioni economiche degli utilizzatori del bilancio. Tuttavia, l’assenza di soglie normative predeterminate trasferisce sull’impresa, e in particolare sul professionista e sul revisore, una responsabilità valutativa significativa. In questo contesto, i principi di revisione ISA Italia e le indicazioni di prassi elaborate dal CNDCEC offrono parametri quantitativi di riferimento, utili per costruire un processo valutativo strutturato e difendibile.

La scelta dell’indicatore più rappresentativo (ricavi, risultato operativo, totale attivo o patrimonio netto) e della percentuale da applicare deve essere coerente con le caratteristiche dell’impresa e con le circostanze specifiche. La determinazione della significatività operativa, inferiore a quella complessiva, consente poi di affinare ulteriormente l’analisi.

In definitiva, la “correzione semplificata” non elimina la complessità, ma la sposta sul piano delle valutazioni professionali. Ne deriva l’esigenza di un approccio documentato, condiviso con gli organi di controllo e fondato su criteri tecnici solidi, per ridurre il rischio di contestazioni e garantire coerenza tra bilancio e dichiarazione fiscale.

Andrea Nano