Nel mosaico della sicurezza sul lavoro, ogni figura ha responsabilità precise. Una recente sentenza della Cassazione (n. 14443/2025) ha chiarito i compiti di una figura cardine: il preposto.
Chi è? Nelle piccole e medie imprese, e nel mondo delle partite Iva, è spesso un caposquadra o un lavoratore esperto che sovrintende all'attività altrui. La sentenza ribadisce un concetto fondamentale: il suo ruolo non può essere passivo.
La Cassazione ha stabilito che la funzione del preposto non si esaurisce in una muta vigilanza. Egli deve garantire attivamente l'attuazione delle direttive in materia di sicurezza. Questo si traduce in un dovere preciso: intervenire subito per correggere prassi scorrette. Se un lavoratore non osserva le procedure (ad esempio, non indossa i DPI), il preposto deve attivarsi per far cessare il comportamento pericoloso. In caso di inosservanza, il suo compito è duplice: interrompere l'attività a rischio e segnalare la situazione ai vertici aziendali. Il preposto diventa così un garante attivo della sicurezza.
Per le piccole realtà, questa sentenza ha implicazioni concrete. L'imprenditore deve assicurarsi che il preposto riceva una formazione specifica e aggiornata: non basta l'esperienza sul campo, deve conoscere rischi e procedure per intervenire. Inoltre, deve essere formalmente investito dei poteri necessari: deve avere l'autorità per interrompere un'attività pericolosa senza timore di ritorsioni.
Un aspetto cruciale è che la presenza di un preposto, anche se formato, non esonera il datore di lavoro. La Cassazione ha chiarito che la mancata vigilanza non è una scusa per l'imprenditore. Il datore di lavoro ha l'obbligo di scegliere persone competenti e vigilare che la vigilanza venga esercitata. Se un infortunio avviene per una prassi scorretta che il preposto avrebbe dovuto bloccare, la responsabilità penale si estende a cascata: coinvolge il preposto per il mancato intervento e il datore di lavoro per non aver garantito un sistema di prevenzione efficace.
In conclusione, la sentenza rafforza l'idea che la sicurezza sia una catena di responsabilità operative. Per chi lavora con partita Iva, sia come datore che come potenziale preposto, vigilare significa anche avere il coraggio di fermare un lavoro pericoloso. È un investimento in formazione e chiarezza che paga in termini di sicurezza e serenità legale.


Arianna Masu



