News | 09 giugno 2026, 10:00

La materialità nei bilanci ESG

Da adempimento formale a leva strategica del reporting di sostenibilità

La materialità nei bilanci ESG

La materialità rappresenta oggi il fulcro concettuale e operativo del reporting di sostenibilità. Nei bilanci ESG redatti in conformità alla Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD) e agli European Sustainability Reporting Standards (ESRS), la valutazione della materialità non è più un esercizio accessorio, bensì il vero filtro selettivo delle informazioni da includere nella rendicontazione. È su questo snodo che si gioca l’equilibrio tra completezza informativa, proporzionalità degli oneri e utilità dei dati per gli stakeholder.

Il recente processo di semplificazione degli ESRS, elaborato da EFRAG e attualmente al vaglio della Commissione europea, ha rafforzato in modo esplicito questo ruolo centrale della materialità, come evidenziato anche dalla stampa specializzata . Dopo una prima applicazione caratterizzata da un approccio fortemente data-driven, il legislatore europeo ha preso atto delle difficoltà operative riscontrate dalle imprese e ha riorientato gli standard verso una logica maggiormente “principle-based”.

In questo contesto, viene chiarito un punto fondamentale: non esistono data point obbligatori in senso assoluto, poiché è la doppia materialità – impatto e finanziaria – a determinare quali informazioni siano rilevanti per una specifica impresa. La materialità diventa quindi il presupposto logico di ogni disclosure ESG, consentendo alle società di evitare una rendicontazione eccessivamente granulare e standardizzata, spesso poco rappresentativa della reale esposizione ai rischi e agli impatti di sostenibilità.

La doppia materialità, prevista dall’articolo 19-bis della direttiva CSRD e declinata negli ESRS 1 e 2, impone alle imprese di valutare sia gli impatti significativi dell’attività aziendale su ambiente e società, sia i rischi e le opportunità di sostenibilità in grado di influenzare la performance finanziaria, la posizione patrimoniale e i flussi di cassa. La versione semplificata degli standard rafforza questo approccio, attribuendo alla materialità una funzione non solo informativa, ma anche gestionale e strategica.

Un ulteriore pilastro del nuovo impianto è il principio di fair presentation, mutuato dal bilancio finanziario e applicato al reporting ESG. Non è sufficiente rispettare formalmente un elenco di requisiti informativi: il bilancio di sostenibilità deve fornire una rappresentazione veritiera, corretta e comprensibile degli impatti e delle politiche aziendali. Questo implica una responsabilizzazione diretta del management, chiamato a valutare se il report, nel suo complesso, rifletta adeguatamente la realtà dell’impresa, colmando eventuali lacune informative derivanti dalle specificità del modello di business .

La semplificazione incide anche sulla catena del valore, altro ambito critico del reporting ESG. Viene superata la preferenza rigida per i dati “diretti”, riconoscendo che, in molte situazioni, stime attendibili possono risultare più coerenti e meno fuorvianti rispetto a informazioni incomplete o immature fornite dai partner di filiera. Tale impostazione riduce la pressione operativa sulle imprese capofiliera e introduce una maggiore proporzionalità nella raccolta dei dati.

Per i professionisti e per le funzioni amministrative e di controllo, il nuovo approccio alla materialità comporta un cambio di paradigma: il bilancio ESG non è più un mero adempimento regolamentare, ma uno strumento di analisi del rischio, di indirizzo strategico e di dialogo con il mercato. La corretta impostazione del processo di materialità diventa quindi essenziale anche ai fini dell’attività di assurance e di revisione, chiamata a valutare non solo la conformità formale agli standard, ma anche la coerenza complessiva del reporting.

La materialità si afferma come la chiave di volta dei bilanci ESG: un filtro che seleziona, ma anche una lente che orienta le decisioni aziendali. La sfida, per imprese e consulenti, sarà quella di trasformare questo concetto da vincolo normativo a reale fattore di qualità dell’informazione e di creazione di valore nel medio-lungo periodo.

Andrea Nano