News | 06 maggio 2026, 13:53

Basilicata, nella pineta del Metapontino la più grande tartufaia controllata d’Europa: 143 ettari tra Pisticci e Scanzano

L’assessore Cicala annuncia il primato europeo. Il progetto Alsia si inserisce nel Programma Forestale Regionale: diradamenti selettivi, piantumazioni tartufigene e regolazione degli accessi

Basilicata, nella pineta del Metapontino la più grande tartufaia controllata d’Europa: 143 ettari tra Pisticci e Scanzano

Potenza – C'è un angolo della Basilicata che d'ora in poi profumerà di tartufo in modo programmato, scientifico e su scala mai vista prima in Europa. Si tratta della pineta jonica del Metapontino, nei territori di Pisticci e Scanzano Jonico, dove è stata riconosciuta una tartufaia controllata che si estende per circa 143 ettari di terreni boscati. Per estensione, si tratta della più grande d'Europa. A darne notizia è l'assessore regionale alle Politiche agricole, alimentari e forestali, Carmine Cicala, che sottolinea il valore strategico dell'iniziativa: «Quando la gestione del patrimonio forestale diventa attiva e programmata, produce effetti che riguardano ambiente, economia e comunità locali. È su questo equilibrio che stiamo lavorando per la Basilicata».

Il progetto è stato sviluppato da Alsia (Agenzia Lucana di Sviluppo e Innovazione in Agricoltura) in collaborazione con le strutture regionali e il sistema associativo. Non si tratta di un intervento estemporaneo, ma di un passo concreto all'interno del percorso del Programma Forestale Regionale, attualmente in via di definizione. L'obiettivo è duplice: da un lato, qualificare la gestione del patrimonio boschivo lucano; dall'altro, rafforzare una filiera – quella del tartufo – che negli ultimi anni sta dimostrando un potenziale economico crescente, sia sul mercato nazionale che internazionale.

La pineta jonica del Metapontino, storicamente nota per la sua funzione ambientale e di protezione del suolo e delle aree agricole limitrofe, diventa così un laboratorio a cielo aperto di gestione forestale attiva. Gli interventi previsti sono mirati: diradamenti selettivi per creare le condizioni microclimatiche ideali per la crescita dei tartufi, piantumazioni di essenze tartufigene (cioè alberi le cui radici si legano in simbiosi con il fungo), e regolazione degli accessi per evitare che il passaggio incontrollato di persone e mezzi comprometta la produzione. Una gestione strutturata che trasforma un bosco "protetto" in un bosco "produttivo" senza stravolgerne l'equilibrio ecologico.

«Non è un intervento isolato – prosegue Cicala – ma parte di una visione più ampia che punta a qualificare l'offerta regionale e a costruire nuove opportunità di posizionamento anche nei mercati di alto valore». Il riferimento dell'assessore non è casuale. La Basilicata ha già avviato un percorso di promozione e valorizzazione del tartufo lucano, con un'asta del tartufo bianco pregiato che ha attirato l'attenzione di compratori e ristoratori di livello internazionale. Quella che poteva sembrare un'iniziativa isolata si rivela oggi come il primo tassello di una strategia più ambiziosa: costruire una filiera del tartufo strutturata, tracciabile e capace di competere con le regioni storicamente leader nel settore, come il Piemonte e le Marche.

L'assessore sottolinea anche la coerenza istituzionale del percorso: «Stiamo accompagnando questo percorso con un lavoro istituzionale coerente – aggiunge Cicala – in linea con gli indirizzi nazionali e con una crescente attenzione verso le potenzialità di questa filiera». Un messaggio importante, perché il tartufo è da sempre un prodotto delicato, soggetto a normative rigide e a un mercato spesso opaco. Una gestione pubblica e trasparente delle tartufaie controllate può aiutare a contrastare fenomeni come la raccolta abusiva e la commercializzazione irregolare, garantendo al contempo una fonte di reddito legale per le comunità locali.

La scelta del Metapontino non è casuale. L'area, famosa per l'agricoltura intensiva (in particolare l'orticoltura e i cereali) e per la vicinanza al mare, ha storicamente relegato la pineta jonica a un ruolo secondario. Oggi, grazie al progetto Alsia, quel lembo di bosco diventa un avamposto di innovazione forestale. E se l'esperimento avrà successo, il modello potrebbe essere replicato in altre aree forestali della regione. «È da qui che passa una nuova idea di sviluppo – conclude Cicala – capace di tenere insieme tutela del territorio e crescita economica in modo credibile e duraturo». Parole che, in una regione dalle fragilità idrogeologiche note, suonano come una promessa. Quella di una Basilicata che non si limita a proteggere i suoi boschi, ma impara a farli fruttare.

Redazione