Il deficit rappresenta la differenza tra tutte le entrate e tutte le uscite dello Stato in un anno. L’obiettivo attuale perseguito in questa legislatura è quello di far scendere questo disavanzo di anno e in anno e raggiungere una stabilità pari al 3%, ovvero percentuale massima su cui si pone il patto di stabilità, mantenendo gli interessi sul debito stabili e il paese solido. Nonostante ciò, l'Italia registra un Saldo Primario positivo (0,8%), dimostrando che, al netto degli interessi sul debito, le entrate superano le spese. Le agenzie di Rating, infatti, vedendo l’andamento nel tempo preso dal Paese, hanno valutato positivamente e aumentando il rating dell’affidabilità sul paese agli occhi degli investitori. Avere i conti pubblici in ordine rappresenta uno degli obiettivi perseguiti durante questa legislatura, scendendo rispetto all’anno precedente del 0.3% dal 3.4 al 3.1%. Inoltre, pagare meno interessi sul debito pubblico rappresenta una vera e propria possibilità di conservare e utilizzare più soldi nelle leggi di bilancio del Paese. L’uscita dalla procedura di Infrazione dell’Ue, infatti, rappresenta un obiettivo importante da raggiungere.
3% e procedura d’infrazione e PIL
Il target del 3% è un parametro limite posto con i trattati europei e il Patto di Stabilità, mirando a garantire conti in ordine all’interno dei Paesi dell’Unione. Infatti, l’Italia attualmente si ritrova a pagare interessi aggiuntivi sul debito proprio perché sotto procedura d’infrazione in disavanzo eccessivo, cercando di tenere il paese stabile. La procedura scatta automaticamente quando i paesi dell’Unione superano i limiti di bilancio previsti, a cui vengono imposti percorsi per il rientro. In termini assoluti, l'economia italiana però ha registrato un Pil di circa 2.258 miliardi di euro, con entrate pubbliche che sono salite dal 47% al 48,1% e una spesa pubblica passata dal 50,4% al 51,2%.
Conseguenze per le Imprese
Un deficit soprà il 3% mantiene una incertezza alta sui mercati e quindi anche le quotazioni delle stesse in borsa. L’effetto sulle imprese riguarda una conseguenza dove lo Stato paga più interessi sul debito, le banche tendono ad alzare i tassi d'interesse anche per i prestiti aziendali per compensare i rischi e il costo dei rischi e funding. Stime recenti dell’OECD e di Unimpresa 2026 citano che l’uscita dalla procedura d’infrazione comportava un risparmio di circa 6.4 mld aumentando il rating d’Italia causando un effetto probabile di maggiori investitori nell’acquisto dei titoli di debito e rendendo quindi il paese più stabile anche nell’affidabilità di investire in aziende italiane e rendersi quotabile con successo.


Patrick Chiavuzzo



