Bengasi – Dalle macerie della guerra alla rinascita attraverso la cultura. È questo il senso del Memorandum of Understanding firmato oggi nella città cirenaica tra Assorestauro, associazione italiana che riunisce le migliori competenze nel campo del restauro, e l’United Nations Development Programme (UNDP). L’intesa segna l’avvio di un nuovo asse internazionale dedicato al recupero del patrimonio storico libico, duramente colpito da anni di conflitti.
Alla cerimonia di firma ha preso parte anche Belgassem Hastar, Direttore Generale del Libya Development and Reconstruction Fund, a testimonianza del valore strategico dell’operazione all’interno dei più ampi programmi di ricostruzione del Paese. Non si tratta, infatti, di un semplice intervento conservativo, ma di un vero e proprio piano per trasformare i siti storici in motori di sviluppo economico e sociale per le comunità locali.
L’approccio previsto dall’accordo è integrato e guarda al futuro. Accanto alle tecniche tradizionali del restauro italiano, verranno impiegati materiali innovativi ad alte prestazioni, pensati per operare in contesti complessi come quelli post-bellici. Particolare attenzione sarà dedicata alla sostenibilità: l’intesa prevede l’adozione di soluzioni green per l’edilizia e sistemi di illuminazione a basso consumo, in grado di migliorare l’efficienza energetica e rendere i siti archeologici e monumentali più fruibili da parte di cittadini e turisti.
Il cuore del progetto, tuttavia, è l’investimento sul capitale umano. L’obiettivo dichiarato è quello di non limitarsi a riparare i danni, ma di costruire una nuova generazione di restauratori libici. Attraverso programmi strutturati di formazione e scambi professionali tra Libia e Italia, verranno coinvolte università, imprese e artigiani. L’idea è quella di trasferire know-how e competenze sul territorio, affinché la tutela del patrimonio diventi una professione stabile e radicata.
Non solo cantieri, infine. L’intesa promuove l’uso di strumenti digitali avanzati per la documentazione tridimensionale e il monitoraggio continuo degli interventi. A ciò si aggiungono iniziative di coinvolgimento dei cittadini, per fare delle comunità locali le prime custodi della propria memoria storica.
“La firma di questo Memorandum rappresenta un passaggio operativo importante – hanno dichiarato i rappresentanti di Assorestauro –. Ci consente di lavorare in modo strutturato sulla ricostruzione del patrimonio storico libico e di portare sul campo le competenze della filiera italiana del restauro. Bengasi può diventare un banco di prova per un modello di ricostruzione che unisce tutela del patrimonio, innovazione tecnologica, sostenibilità e cooperazione internazionale”.
Con questo accordo, la città che fu roccaforte del regime di Gheddafi prova a riscrivere la propria storia, puntando sulla bellezza come leva per il rilancio. Il prossimo passo sarà la definizione dei primi siti pilota, con l’obiettivo di aprire i cantieri entro l’anno.


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