News | 15 aprile 2026, 10:00

Leonardo e l’autonomia strategica Europea frenata

I progetti, il cambio, reazione dei mercati

Leonardo e l’autonomia strategica Europea frenata

Leonardo e i progetti in corso
La Leonardo rappresenta un grande fiore all’occhiello delle aziende italiane e belliche Europee nel settore della difesa. Dopo aver consolidato il proprio primato tecnologico e siglato un contratto con la Direzione Informatica Telematica e Tecnologie Avanzate (TELEDIFE) per la fornitura di quattro radar di nuova generazione che verranno destinati al sistema di difesa in sviluppo Michelangelo Dome. Il Michelangelo Dome rappresenta il culmine di tecnologia ibrido e ispirato al sistema di difesa Israeliano Iron Dome, capace di intercettare Droni e missili con l’utilizzo di IA ed estendendo la protezione al panorama italiano, ma anche Europeo. L'accordo stipulato riguarda lo sviluppo del Ground Based Radar (GBR) e del Mobile Long Range Radar (MLRR), sensori avanzati progettati per intercettare minacce balistiche a lungo raggio. Grazie a questa architettura aperta e visione, la Leonardo è capace di operare in scenari multidominio perseguendo questi piani di lungo periodo, che necessariamente hanno bisogno di stabilità e visione senza intoppi nel raggiungimento degli obiettivi posti necessariamente dagli scenari attuali mondiali.

Cosa comporta il cambio del CEO nei programmi
Il Governo e di conseguenza il MEF in quanto socio strategico della società al 30.8%  ha formalizzato il cambio al vertice di Leonardo, sostituendo l'Amministratore Delegato Roberto Cingolani con Lorenzo Mariani, manager proveniente da MBDA con una solida esperienza interna nel settore dei sistemi radar e missilistici. Nonostante i risultati positivi conseguiti dal 2023, la figura di Cingolani ha riscontrato crescenti attriti politici legati alla sua gestione autonoma delle nomine e alla riduzione dei finanziamenti per le fondazioni Med-Or e Fondazione Leonardo. Sebbene il profilo tecnico di Mariani garantisca stabilità sulla carta, sull'esistente invece eredita infatti una struttura articolata in joint venture internazionali nello spazio e nei droni. Inoltre, il cambio introduce una fase di transizione nella governance che potrebbe impattare sulla rapidità di esecuzione dei progetti di difesa comune europea promossi con enfasi dalla precedente gestione.

Perché i mercati reagiscono male
La reazione della Borsa al cambio di leadership è stata di marcata sfiducia, con il titolo Leonardo (LDO.MI) che ha subito un crollo dell'8,05% nella seduta del 7 aprile, scendendo sotto la soglia dei 60 euro. Al 14 aprile, l'azione si attesta a 57,30 euro, con una performance mensile negativa del -10,58% rispetto al massimo annuale di 66,26 euro registrato a marzo. Gli investitori istituzionali e le case d'affari come Intermonte e Intesa Sanpaolo leggono l'uscita di Cingolani come un elemento di discontinuità strategica. La precedente gestione era infatti associata a una chiara direzione verso l'integrazione europea e joint venture con partner come Airbus, Thales e Rheinmetall. Il mercato non prezza un deficit dei fondamentali industriali, che rimangono solidi grazie ai contratti in essere, ma l'incertezza sulla visibilità futura del percorso a lungo termine e il rischio che le scelte industriali subiscano rallentamenti o ricalibrazioni politiche durante il passaggio di consegne tra il management uscente e quello entrante.

Patrick Chiavuzzo