Dopo anni di crescita vertiginosa il mercato immobiliare del Medio Oriente entra in una fase di rallentamento che segna una svolta nel ciclo economico dell’area. Le città simbolo del boom, da Dubai a Riyadh, iniziano a mostrare i primi segnali di raffreddamento in un contesto sempre più condizionato dalle tensioni geopolitiche e da un eccesso di offerta che mette pressione sui prezzi. A pesare è innanzitutto il clima di instabilità internazionale che ha ridotto la fiducia degli investitori e rallentato i flussi di capitale verso il real estate. Le recenti tensioni nell’area del Golfo, con effetti diretti sulle rotte energetiche globali, hanno spinto molti operatori a rimandare o riconsiderare nuovi investimenti, interrompendo quella dinamica espansiva che aveva caratterizzato gli ultimi anni. Il risultato è un mercato meno liquido, dove le transazioni diminuiscono e i tempi di vendita si allungano. Dopo un 2025 da record, sostenuto da una domanda internazionale senza precedenti e da condizioni fiscali estremamente favorevoli, il 2026 si apre con un’inversione di tendenza. I dati indicano una contrazione significativa delle compravendite e una crescente pressione sui prezzi, soprattutto nel segmento medio del mercato, dove l’offerta accumulata negli anni del boom inizia a pesare in modo evidente. Migliaia di nuove unità immobiliari stanno infatti entrando sul mercato proprio mentre la domanda rallenta, creando uno squilibrio che costringe gli operatori a rivedere le aspettative.
In questo scenario emergono le prime correzioni anche nelle aree più prestigiose, un segnale che storicamente anticipa fasi di aggiustamento più ampie. Tuttavia il rallentamento non è uniforme. Il segmento di lusso continua a mostrare una maggiore resilienza, sostenuto da investitori internazionali con elevata disponibilità di capitale e meno esposti alle dinamiche del credito. Si delinea così un mercato a due velocità, in cui gli immobili di fascia alta mantengono una relativa stabilità mentre il resto del comparto affronta una fase più complessa.
Anche i grandi progetti simbolo della trasformazione economica dell’area iniziano a confrontarsi con una nuova realtà. Alcuni piani di sviluppo vengono ridimensionati o rallentati, segno che l’espansione degli ultimi anni non può più prescindere da condizioni macroeconomiche e finanziarie più selettive. È il passaggio da una fase di crescita accelerata a una di maggiore razionalizzazione.
Per gli investitori e per le partite IVA italiane interessate al mercato mediorientale il momento richiede un cambio di approccio. Se da un lato aumentano i rischi legati alla volatilità e all’incertezza geopolitica, dall’altro si aprono spazi di opportunità legati alla possibilità di negoziare condizioni più favorevoli e di accedere a immobili che fino a pochi mesi fa risultavano difficilmente raggiungibili.
Non si tratta dunque di un crollo sistemico ma di una fase di assestamento che potrebbe ridisegnare gli equilibri del mercato nei prossimi anni. In un contesto in cui la crescita facile lascia spazio alla selezione, la differenza la farà la capacità di leggere il ciclo e di posizionarsi con una visione di lungo periodo. Perché, come spesso accade nel real estate, è proprio nelle fasi di rallentamento che si costruiscono le operazioni più solide.


Silvia Panissa



