La fotografia scattata in occasione della Giornata nazionale contro la violenza sugli operatori sanitari restituisce un'immagine incoraggiante per la Lombardia. Nel 2025 le aggressioni ai danni del personale sanitario negli ospedali pubblici della regione sono diminuite del 15,2% rispetto all'anno precedente. Un calo significativo che conferma l'efficacia delle misure di prevenzione adottate e del potenziamento dei sistemi di allertamento rapido collegati con le Forze dell'ordine.
A certificare il trend positivo sono i dati raccolti per la prima volta in modo centralizzato dall'Agenzia di Controllo del Sistema Sociosanitario Lombardo (ACSS) e dalla Direzione Generale Welfare di Regione Lombardia. Numeri che parlano chiaro: gli operatori delle strutture pubbliche che hanno subito un'aggressione nel 2025 sono stati 4.826, contro i 5.690 dell'anno precedente. Se si allarga lo sguardo anche alle strutture private di ricovero e territoriali, il totale delle segnalazioni scende da 10.664 a 8.953, con una riduzione complessiva di circa il 16%.
«I dati evidenziano un calo delle aggressioni e questo è un segnale positivo – ha commentato l'assessore al Welfare di Regione Lombardia, Guido Bertolaso – ma la sicurezza di chi lavora nei nostri ospedali resta una priorità assoluta. Per questo continuiamo a investire nella prevenzione e consideriamo fondamentale la collaborazione con le Forze dell'ordine, di cui riteniamo preziosa sia la presenza fisica in Pronto Soccorso sia le attivazioni in 'pronto intervento'».
A fare la differenza sono anche i numeri. Nel 2025 i pulsanti anti-aggressione, installati in 25 strutture ospedaliere delle province di Milano, Lecco, Monza e Brianza e Como (Valduce), sono stati attivati complessivamente 497 volte, garantendo l'intervento tempestivo di Polizia di Stato (297 interventi) e Carabinieri (200). Un sistema che oggi conta 36 dispositivi nei presidi ospedalieri, ai quali si aggiungono altri 3 installati al Pio Albergo Trivulzio.
L'analisi dei dati offre anche un identikit delle situazioni più a rischio. Gli infermieri restano la categoria più esposta, rappresentando il 56% delle segnalazioni, seguiti dai medici con il 18%. Per quanto riguarda la tipologia, nel 74% dei casi si tratta di aggressioni verbali, mentre una su quattro è di natura fisica. L'aggressore è quasi sempre l'utente stesso (oltre il 70%) o un suo familiare (circa il 26%).
Gli episodi si concentrano prevalentemente nei giorni feriali (oltre l'86%) e nelle fasce orarie di maggiore affluenza: la mattina registra il 42% degli eventi, seguita da sera/notte e pomeriggio con il 29% ciascuno. I luoghi più critici? Le aree di degenza, dove si verifica quasi la metà delle aggressioni (45,7%), e i Pronto Soccorso (27,5%). Seguono ambulatori, aree comuni e servizi di emergenza territoriale.
«Proteggere medici, infermieri e operatori sanitari – ha concluso Bertolaso – significa tutelare l'intero sistema sanitario e garantire cure in un ambiente più sicuro per tutti. È questa la strada giusta». Una direzione che Regione Lombardia intende perseguire con determinazione, rafforzando ulteriormente gli strumenti di sicurezza e prevenzione nei presidi ospedalieri del territorio.


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