MILANO – Le Olimpiadi non sono solo neve, ghiaccio e record sportivi. Possono essere anche musica, teatro e un profondo messaggio di inclusione. Lo ha dimostrato ieri sera la seconda rappresentazione dell'opera lirica "I Giochi di Orobea", andata in scena con successo al Teatro Lirico 'Giorgio Gaber' di Milano, dopo il debutto assoluto lo scorso dicembre a Sondrio. Presenti all'evento il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, e l'assessore regionale alla Montagna, Massimo Sertori, che hanno sottolineato il valore dell'opera come eredità culturale permanente dei Giochi Olimpici Invernali Milano-Cortina 2026.
L'opera, commissionata e fortemente voluta per celebrare l'appuntamento olimpico, rappresenta un caso unico nel panorama delle legacy culturali dei grandi eventi sportivi. Non una semplice celebrazione, ma un'opera originale che trae ispirazione direttamente dai territori che ospiteranno le gare. "Le Olimpiadi devono lasciare tante legacy - ha affermato il presidente Fontana - e l'opera lirica 'I Giochi di Orobea' è, sicuramente, un'importante eredità culturale con tutti i valori collegati. È anche una celebrazione della nostra bella Valtellina e, in particolare, delle sue sedi in cui si svolgeranno le gare olimpiche".
Un concetto ribadito dall'assessore Sertori, che ha evidenziato come l'opera serva a "raccontarne i territori" ed entrare "nel clima dei Giochi Invernali avendo come riferimenti anche i valori e i principi universali legati alle Olimpiadi". "Mi riferisco alla pace e al confronto leale - ha proseguito Sertori - tutto in uno sfondo di montagne innevate che, ne 'I Giochi di Orobea', celebra i nostri territori, Milano e la Valtellina, con le loro ricchezze, bellezze e storie da scoprire e conoscere".
La trama dell'opera, ideata e realizzata dall'Orchestra Antonio Vivaldi della Valtellina, è un'allegoria moderna dello spirito olimpico. Non si limita a celebrare la competizione sportiva, ma ne esplora i significati più profondi di inclusione, riscatto e unità. La storia ruota attorno a cinque campioni, ognuno portatore di una diversità spesso oggetto di discriminazione: età, genere, orientamento sessuale, etnia o religione, disabilità. Questi atleti si sfidano per conquistare la sacra fiaccola del Dio Alpime (anagramma di "Olimpiade"), in un percorso che parla di divisione, sacrificio e, infine, redenzione collettiva. Il messaggio è potente e universale: la vera vittoria risiede nel riconoscere che la diversità è una forza e che la bellezza dell'umanità si esprime pienamente nell'incontro e nell'accoglienza. Un messaggio che abbraccia senza distinzione sia le Olimpiadi che le Paralimpiadi.
A dare vita a questo ambizioso progetto è stato un team quasi interamente composto da giovani talenti lombardi, segno di una vitalità culturale che le istituzioni vogliono valorizzare. La direzione musicale è affidata a Lorenzo Passerini, mentre la regia è firmata dalle giovanissime Livia Lanno e Stefania Giorgia Butti. Completano la squadra creativa Lorenzo Mazzoletti per le scenografie, Giulia Bonuccelli per i costumi e Giulia Bandera per le luci. Questa scelta riflette non solo un investimento nella nuova generazione di artisti, ma anche la volontà di radicare l'opera nel tessuto culturale del territorio, rendendola una vera "produzione lombarda".
La genesi valtellinese e la rappresentazione milanese simboleggiano perfettamente il legame tra la metropoli e le Alpi che è il cuore delle Olimpiadi 2026. "I Giochi di Orobea" si propone quindi come un ponte culturale: un'opera che parte dalle montagne dove si gareggerà per portare in città un messaggio di sport, musica e inclusione, lasciando ai posteri non solo nuovi impianti sportivi, ma anche un'eredità artistica capace di parlare dei valori olimpici ben oltre il traguardo dell'ultima medaglia.


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