News | 30 gennaio 2026, 20:56

Invecchiamento, investire in ricerca rende fino al 30%: lo studio di Age-It quantifica in 25-60 miliardi i benefici sociali

Nel convegno "Invecchiare bene in una società che cambia" presentata l'analisi costo-benefici del maxi-progetto PNRR da 115 milioni. L'obiettivo: trasformare una sfida demografica in un'opportunità di sviluppo.

Invecchiamento, investire in ricerca rende fino al 30%: lo studio di Age-It quantifica in 25-60 miliardi i benefici sociali

ROMA – Investire sulla ricerca per un invecchiamento in salute non è solo una necessità sociale, ma una scelta economicamente vantaggiosa, con rendimenti che possono superare il 30%. È questo il messaggio forte emerso ieri dal convegno "Invecchiare bene in una società che cambia", organizzato dal partenariato nazionale Age-It in collaborazione con l'INPS, dove sono stati presentati i risultati del più grande programma di ricerca italiano sul tema, finanziato dal PNRR.

Un'analisi di valutazione condotta dal Professor Claudio Lucifora, economista dell'Università Cattolica e componente del Cda di Age-It, ha quantificato l'impatto economico atteso delle ricerche del partenariato. I benefici sociali cumulati nei prossimi vent'anni sono stimati tra 25 e 60 miliardi di euro, a fronte di un investimento iniziale di circa 115 milioni di euro. Il tasso di rendimento interno (TIR) di questo investimento pubblico è calcolato tra il 25% e il 35%, una percentuale che supera ampiamente i benchmark convenzionali per questo tipo di interventi.

"Questi dati dimostrano chiaramente che investire nella ricerca sull'invecchiamento non è solo necessario, ma economicamente vantaggioso", ha dichiarato Claudio Lucifora. "Con un ritorno del 25-35% e benefici che si estendono per decenni, rappresenta una scelta strategica per il futuro del Paese".

L'Italia si trova ad affrontare una sfida demografica senza precedenti: quasi un quarto della popolazione ha 65 anni o più, con un'aspettativa di vita tra le più alte al mondo (83,4 anni) accompagnata però da tassi di fecondità tra i più bassi (1,18 figli per donna nel 2024). Senza interventi correttivi, questa traiettoria avrà un impatto economico severo: entro il 2060 la riduzione della forza lavoro potrebbe erodere il tasso di crescita del PIL dello 0,6% annuo. Parallelamente, la spesa pubblica per l'assistenza a lungo termine è destinata a raddoppiare entro il 2050, passando dall'1,5% a circa il 3% del PIL.

Il progetto Age-It, che coinvolge 27 enti tra università, centri di ricerca, istituzioni pubbliche e aziende private, propone una risposta sistemica a questa sfida. Il suo approccio innovativo, olistico e transdisciplinare, affronta l'invecchiamento su tre assi principali: la ricerca biomedica, quella socio-economica e lo sviluppo di nuove tecnologie, con l'obiettivo dichiarato di rendere l'Italia un polo scientifico di riferimento internazionale sul tema.

La chiave strategica identificata dal programma è investire sul "capitale di salute" degli individui lungo tutto l'arco della vita, non solo dopo i 65 anni. Questo significa promuovere stili di vita sani, sviluppare biomarcatori per diagnosi precoci, ritardare l'insorgenza delle malattie legate all'età e contrastare il declino funzionale e cognitivo. Mantenere le persone più a lungo in salute e autonomie ha un effetto moltiplicatore: aumenta la partecipazione al mercato del lavoro, riduce la spesa sanitaria e assistenziale, e genera gettito fiscale, innescando un circolo virtuoso per l'intera economia.

"Il messaggio del partenariato è che non ci sono pasti gratis, come dicono gli economisti", ha spiegato Lucifora. "Ci saranno delle scelte da fare da parte del decisore politico, ma che in ogni caso, e questo lo dimostriamo con i dati, non fare niente è più costoso che investire per longevità e vita in salute". Il "costo del non fare" è infatti stimato in una perdita di oltre 6 milioni di occupati e 1.500 euro di reddito pro capite in meno all'anno per gli effetti dell'invecchiamento demografico.

Oltre agli ambiti biomedico, il programma esplora soluzioni nella silver economy, nelle politiche di welfare, nel design di case e città a misura di anziano e nello sviluppo di tecnologie avanzate come robotica, intelligenza artificiale e realtà aumentata per la riabilitazione e il monitoraggio. L'esperienza e il patrimonio di conoscenze accumulato in tre anni di attività da Age-It confluiranno nell'Istituto Italiano sull'Invecchiamento (I3), che avrà il compito di proseguire questo percorso e offrire al Paese una visione di lungo periodo.

"L'invecchiamento non è solo una sfida demografica, ma una questione strutturale che riguarda crescita, coesione sociale e sostenibilità del welfare", ha affermato Alessandra Petrucci, Presidente di Age-It e Rettrice dell'Università di Firenze. "Age-It dimostra che investire in ricerca integrata significa costruire oggi le basi per un Paese più consapevole, capace di trasformare un cambiamento profondo in un'opportunità di sviluppo economico e sociale".

Redazione