News | 17 marzo 2026, 10:20

La cenere dell'Etna diventa una risorsa: dalla Regione Siciliana il piano per una filiera produttiva

L'assessore Colianni presenta al convegno CeVEtna le linee guida per il riutilizzo del materiale vulcanico in agricoltura ed edilizia. In arrivo misure da 147 milioni del Fesr per piattaforme di riciclo e un albo di imprese specializzate

La cenere dell'Etna diventa una risorsa: dalla Regione Siciliana il piano per una filiera produttiva

Catania – Quello che per decenni è stato considerato un problema, un costo e un disagio per i Comuni alle pendici dell'Etna, potrebbe presto trasformarsi in una straordinaria opportunità di sviluppo economico. La cenere vulcanica, che periodicamente ricopre strade, tetti e campagne del Catanese, da rifiuto da smaltire diventa ufficialmente materia prima da reimpiegare in cicli produttivi. A sancire il cambio di paradigma è il decreto attuativo n. 8/GAB del 22 febbraio 2024, contenente le "Linee guida per la raccolta, la detenzione e l'utilizzo delle ceneri vulcaniche", presentato questa mattina nel corso del convegno tecnico-scientifico "Riutilizzo sostenibile delle ceneri vulcaniche dell'Etna – CeVEtna", svoltosi al Palazzo della Regione di Catania .

L'iniziativa, promossa dal dipartimento regionale Acque e rifiuti (Dar) e dal dipartimento di Ingegneria civile e architettura (Dicar) dell'Università di Catania, ha visto la partecipazione di un folto parterre di autorità, tecnici e imprenditori. A fare il punto sulla svolta normativa e sulle prospettive future è stato l'assessore all'Energia e ai servizi di pubblica utilità, Francesco Colianni. «Vogliamo promuovere l'attività dell'assessorato regionale e informare Comuni e aziende della possibilità di tramutare un problema in opportunità – ha esordito Colianni –. Abbiamo predisposto le regole, con uno standard chiaro, per il riuso della cenere vulcanica che da rifiuto diventa risorsa».

L'obiettivo dichiarato è duplice: da un lato alleggerire i bilanci dei Comuni etnei, da sempre costretti a sostenere ingenti spese per la raccolta e lo smaltimento del materiale piroclastico; dall'altro, incentivare la nascita di una filiera produttiva in grado di generare economia e occupazione. «Lavoreremo anche a mettere in campo misure economiche a sostegno delle aziende interessate – ha proseguito l'assessore – per incentivare la creazione di una vera e propria filiera. Per chiudere il ciclo finalizzato al reimpiego, pensiamo a un albo di imprese specializzate, da costruire con i Comuni, per i quali la raccolta e lo smaltimento di questo materiale naturale sono stati sinora solo un costo, spesso non indifferente» .

Il quadro si inserisce in una strategia più ampia che guarda agli obiettivi europei sul fronte dell'economia circolare. «Entro il 2035 non potremo più conferire nelle discariche oltre una soglia del 10% dei rifiuti – ha ricordato Colianni – e il governo Schifani è impegnato per raggiungere questo obiettivo. Stiamo lavorando, assieme all'Ufficio speciale istituito dal presidente della Regione, per mettere in campo una misura da 147 milioni del Fesr, dedicata alle piattaforme sul riuso e sul riciclo». Un investimento imponente che, grazie al nuovo quadro normativo, potrà includere anche progetti legati alla lavorazione delle ceneri vulcaniche, utilizzabili in agricoltura come fertilizzante naturale e nel comparto edilizio per la produzione di materiali innovativi .

Proprio il mondo della ricerca sta giocando un ruolo chiave nel validare le potenzialità del materiale etneo. Gianluca Cicala, vice direttore del Dicar dell'Università di Catania, ha illustrato i risultati degli studi condotti dal dipartimento: «Le attività di ricerca condotte sulla cenere vulcanica dal nostro dipartimento, col gruppo guidato dalla professoressa Contrafatto e dal professor Roccaro, hanno riguardato in gran parte i materiali per l'edilizia, ma abbiamo avuto proficui colloqui con aziende attive nell'ambito dei bitumi e anche di altri nuovi tipi di produzioni, per esempio le fibre di basalto che ormai si stanno affermando nel mondo dei compositi come fibre green in sostituzione della vetroresina». Secondo Cicala, «la filiera è già abbastanza completa, ci sono già realtà importanti che credono in questo prodotto e stanno investendo. Gli attori istituzionali possono favorire questo processo con incentivi o con normative, come questo decreto di attuazione, che vanno nella direzione di trasformare le ceneri in una risorsa da impiegare in prodotti ad alto valore aggiunto, capaci di generare modelli di business innovativo» .

Plauso alla misura è arrivato anche dal mondo delle amministrazioni locali, da sempre in prima linea nella gestione dell'emergenza ceneri. Il sindaco metropolitano di Catania, Enrico Trantino, ha parlato di «un primo importantissimo passo che attendevamo da tempo». «Questo decreto – ha sottolineato – va finalmente nella direzione che auspicavamo, individuando quali possano essere le destinazioni delle ceneri e, pertanto, consentendo un risparmio sui costi di smaltimento non indifferenti che i Comuni hanno dovuto sostenere. Dobbiamo ancora affinare alcune strategie per quanto riguarda, per esempio, la raccolta, ma intanto è un passo decisivo» .

Tra gli enti che supporteranno l'attuazione della misura anche il Parco dell'Etna. Il presidente Massimiliano Giammusso ha offerto la disponibilità dell'ente a farsi promotore dell'iniziativa verso le amministrazioni locali i cui territori rientrano nell'area protetta, contribuendo a diffondere le buone pratiche e a creare una rete virtuosa tra i Comuni pedemontani.

Il percorso tracciato dalla Regione, che prevede anche un'azione di monitoraggio e verifica dell'attuazione tramite l'Arpa, punta a portare la Sicilia in una dimensione europea, in linea con la politica del Green Deal. Dalla polvere nera che per secoli ha imbiancato (di scuro) le città etnee, potrebbe presto nascere un nuovo modello di sviluppo sostenibile, capace di coniugare tutela ambientale, innovazione e occupazione.

Redazione