POTENZA – «Oggi la Basilicata si raccoglie in un momento che non è solo commemorazione, ma assunzione di responsabilità». Con queste parole il Presidente della Regione, Vito Bardi, ha preso parte questa mattina alle celebrazioni per il Giorno della Memoria al Teatro Stabile di Potenza. L'evento, promosso dalla Prefettura di Potenza d’intesa con l'Università della Basilicata, l’Ufficio Scolastico Regionale, Unicef Basilicata e la Consulta provinciale studentesca, ha richiamato una platea attenta di studenti, autorità e cittadini. Di fronte a loro, Bardi ha ribadito un concetto chiaro: il ricordo della Shoah e delle deportazioni non è un mero esercizio del passato, ma un impegno civile vivo e necessario per interpretare il presente e costruire il futuro.
Il cuore dell'intervento del governatore si è concentrato sull’attualità della memoria in un'epoca che vede riaffiorare, anche in nuove forme, estremismi e conflitti. «In un tempo segnato da nuovi conflitti ed estremismi – ha sottolineato Bardi – ricordare significa allenare la coscienza civile». Richiamando le parole del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, e del Ministro degli Esteri, Antonio Tajani, Bardi ha definito il ricordo uno strumento essenziale per difendere i diritti umani contro ogni forma di odio e antisemitismo. Una memoria che deve dunque tradursi in azione, perché riguarda tutti: «Ricordiamo lo sterminio del popolo ebraico e tutti coloro che furono colpiti non per ciò che avevano fatto, ma per ciò che erano».
Il legame tra la storia nazionale e quella locale è stato reso tangibile in uno dei momenti più toccanti della cerimonia: la consegna della Medaglia d’Onore ai familiari di Rocco Possidente, militare originario di Avigliano, deportato dai tedeschi dopo l'8 settembre 1943 e morto in un campo di lavoro forzato nazista nel gennaio del 1945. «Anche la nostra terra ha conosciuto il dolore della deportazione e il dramma del confino – ha detto Bardi, rivolgendo un pensiero al sacrificio dei lucani – Restituire dignità a figure come Rocco Possidente significa ridare voce a chi fu strappato alla propria famiglia e alla propria storia». Citando l’intellettuale e pittore Carlo Levi, il Presidente ha ribadito che «senza memoria non c’è riscatto».
Bardi ha poi proiettato la riflessione sul futuro, annodando il filo della memoria con il futuro della democrazia. In prossimità dell'ottantesimo anniversario della Repubblica Italiana, ha evidenziato il legame indissolubile tra la fine dei totalitarismi e la nascita delle nostre istituzioni democratiche: «La Memoria è il filo che lega quella nascita al nostro presente; è il fondamento della nostra Costituzione». Su questo punto ha trovato una sintonia profonda con le parole del Prefetto di Potenza, Michele Campanaro, che poco prima aveva definito la Costituzione il «vaccino contro il rischio di perdere ogni memoria» e una «divisione netta tra umanità e barbarie». Campanaro aveva anche trasmesso ai giovani l’eredità morale di testimoni come Liliana Segre e Sami Modiano, esortandoli a farsi «custodi della memoria».
La giornata, condotta dalla giornalista Annamaria Sodano e arricchita dalle esecuzioni musicali dell’Orchestra Maldestra, si è articolata in un dibattito sul tema “Memoria, presidio di libertà” e si è conclusa con la presentazione del Calendario Unicef 2026 dedicato alla pace. Concludendo il suo intervento, Bardi ha voluto ribadire l’impegno istituzionale della Regione: «Trasmettere questi valori non è un compito accessorio, ma una missione istituzionale». E, con un messaggio di speranza e di unità, ha dichiarato: «Ricordare non divide: ricordare unisce e ci rende più liberi»


Redazione



