Nella cornice di Cortemilia, piccolo borgo dell'Alta Langa piemontese, prende forma una risposta concreta a uno dei problemi più urgenti per l'economia italiana: il drammatico mismatch tra il mondo della formazione e le esigenze delle imprese. I dati dell'ultima rilevazione Excelsior di Unioncamere e Ministero del Lavoro, relativi al 2025, dipingono un quadro allarmante: su 4,4 milioni di assunzioni programmate, oltre la metà delle figure professionali ricercate è risultata introvabile. Una carenza che colpisce trasversalmente diplomati (47%), laureati (50,9%) e perfino i percorsi specialistici degli ITS (57,3%), in settori chiave come la meccatronica, l'informatica e la sostenibilità energetica.
In questo scenario, per un'azienda la mancanza di personale qualificato si traduce in un freno allo sviluppo. "Impazzire per trovare lavoratori è un lusso che il nostro Paese non può permettersi. I giovani spesso entrano nel mondo del lavoro completamente spaesati", afferma Paola Veglio, Amministratore Delegato di Brovind, realtà leader nel settore dell'automazione industriale. Per Brovind, la sfida è doppia: oltre al divario competenze, c'è quella dello spopolamento dei piccoli centri. "Operiamo in un borgo che è difficile da raggiungere, con servizi meno competitivi delle città. Come azienda, abbiamo scelto di sostenere chi vuole restare, creando valore per tenere viva la comunità".
È da questa duplice consapevolezza – crisi sistemica e responsabilità territoriale – che nasce un progetto formativo d'eccellenza. Da gennaio 2026, gli studenti dell'Istituto Professionale "Piera Cillario Ferrero" - sezione Industria e Artigianato per il Made in Italy - frequentano settimanalmente il nuovo laboratorio tecnologico allestito da Brovind all'interno del suo stabilimento riqualificato di Cortemilia. Non si tratta di una semplice visita o di un classico percorso di alternanza, ma di una vera e propria immersione nella realtà aziendale.
Per l'intero anno scolastico, i ragazzi fanno lezione in azienda, utilizzano macchinari all'avanguardia, si interfacciano con gli ingegneri e, sotto la supervisione dei docenti, esplorano i reparti produttivi. Un'esperienza continua che permette di acquisire competenze pratiche, familiarità con i processi e una consapevolezza nuova riguardo alle proprie scelte professionali. "Spesso si ha un'idea distorta del lavoro in un'azienda metalmeccanica. Qui c'è tecnologia, progettazione, strategia. Vogliamo mostrare cosa facciamo realmente", spiega Veglio.
Il modello Brovind punta a scardinare pregiudizi e a costruire competenze ad alta specializzazione in sinergia stretta con la scuola. Un investimento privato, come tiene a precisare l'AD, portato avanti senza finanziamenti pubblici, che guarda al lungo termine. I ragazzi più meritevoli, conclusi gli studi, avranno infatti l'opportunità di essere assunti in azienda. Un circolo virtuoso che contrasta la fuga dei cervelli, offre prospettive ai giovani del territorio e garantisce all'impresa un bacino di talenti formato sulle sue specifiche esigenze.
In un Paese che fatica a far incontrare domanda e offerta di lavoro, l'esperienza di Cortemilia dimostra che la soluzione può partire dal basso, dall'alleanza coraggiosa tra un'impresa visionaria e una scuola pronta a mettersi in gioco. È un patto per il futuro, dove la crescita professionale dei giovani e lo sviluppo della comunità diventano un unico, indispensabile obiettivo.


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