News | 28 gennaio 2026, 15:32

Maltempo in Sicilia. Schifani sulla costa devastata dal ciclone. «Risorse per ricostruire»

Il presidente della Regione, in sopralluogo tra Mazzeo, Santa Teresa Riva e Furci Siculo, annuncia che il Consiglio dei Ministri dichiarerà lunedì lo stato di emergenza nazionale. Già attivi cantieri per la messa in sicurezza, pronti 70 milioni dalla Sicilia. Il nodo è il turismo, «fiore all'occhiello» colpito al cuore.

Maltempo in Sicilia. Schifani sulla costa devastata dal ciclone. «Risorse per ricostruire»

MAZZEO (ME) – Una costa spezzata, piazze sul mare inghiottite, lungomari divelti e servizi essenziali interrotti. È lo scenario di devastazione che il presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani, ha trovato oggi durante il sopralluogo sulla costa ionica messinese, colpita in queste ore dall'eccezionale ondata di maltempo legata al ciclone Harry. «È una situazione estremamente grave», ha dichiarato Schifani, dopo aver visitato le località di Mazzeo (frazione di Taormina), Santa Teresa Riva e Furci Siculo. «Gli eventi atmosferici hanno infierito contro un territorio che è fiore all'occhiello del turismo siciliano».

Il sopralluogo del governatore arriva dopo che, nelle scorse ore, le istituzioni locali e la Protezione Civile si sono già attivate per gestire la prima emergenza. I danni sono ingenti e diffusi lungo tutto il litorale: a Mazzeo, la furia delle onde ha causato il crollo della piazza Salvatore D'Acquisto e la distruzione della condotta fognaria di Taormina. A Santa Teresa Riva, il lungomare risulta devastato per gran parte della sua lunghezza, con gravi danni anche alla sede stradale, ai muri di contenimento e alle reti fognarie. A Furci Siculo, infine, è stato mostrato a Schifani un altro tratto di lungomare completamente divelto dalla potenza del mare.

In questa prima fase, la priorità è la messa in sicurezza. Già operativo sul campo è il consorzio guidato da Webuild con l'impresa Pizzarotti, che ha messo a disposizione mezzi e tecnici per la rimozione dei materiali e gli interventi urgenti in tutti i Comuni colpiti.

All'ispezione sul campo, Schifani ha fatto seguire annunci precisi sull'azione di governo. Ha confermato che la Regione ha già deliberato lo stato di crisi e di emergenza regionale e che, come richiesto, il governo nazionale riconoscerà la prossima settimana lo stato di emergenza di rilievo nazionale. «Ho avuto una call con il presidente del Consiglio Meloni... La presidente Meloni ci ha comunicato che già lunedì il Consiglio dei Ministri si riunirà per dichiarare lo stato di emergenza e stanziare le prime risorse», ha specificato il presidente.

Parallelamente, è partita la macchina per reperire i fondi. Schifani ha annunciato che il governo regionale ha già «raschiato il fondo del barile» per individuare 70 milioni di euro da destinare immediatamente alla fase emergenziale. Il governo nazionale stanzierà ulteriori somme e, insieme ad altre regioni del Sud colpite, si studierà l'accesso a fondi extraregionali. Per la successiva fase di ricostruzione, si prevede la nomina di un commissario straordinario da parte del governo nazionale, figura che opererà con poteri in deroga per accelerare i tempi.

Oltre ai danni materiali, a pesare è il colpo inferto all'economia del territorio, fortemente dipendente dal turismo. «I danni al turismo che possono derivare dalla non fruibilità, ad esempio, di molti alberghi di Taormina sono notevoli», ha sottolineato Schifani, aggiungendo che l'economia della Sicilia «rischia un forte danno». La Regione sta già studiando un piano di ristoro, seppur parziale, per commercianti e gestori dei lidi che non potranno lavorare nel breve periodo.

Un aspetto positivo, emerso nelle dichiarazioni del presidente, è il funzionamento del sistema di protezione civile e di allerta, che ha permesso di affrontare il disastro «senza perdita di vite umane».

Guardando oltre l'emergenza, Schifani ha lanciato una riflessione di ampio respiro legata ai cambiamenti climatici. «È cambiato il clima», ha affermato, dichiarando di non ricordare mareggiate di simile potenza. Per il futuro, secondo il presidente, sarà necessario «progettare arretrando dalla linea di costa», ripensando l'architettura e l'urbanistica delle aree litoranee: «Niente più ristoranti che poggiano sul mare con le palafitte; niente più passeggiate sul lungomare che non abbiano una protezione».

Mentre i cantieri per la messa in sicurezza sono già attivi, il messaggio finale di Schifani ai siciliani è stato di fiducia: «Dico ai siciliani di avere fiducia nelle istituzioni. Non faremo mancare il nostro appoggio e le risorse necessarie per ricominciare». Il percorso per restituire alla costa ionica il suo volto è appena iniziato, e si annuncia lungo e complesso, tra urgenze immediate e una ricostruzione che dovrà fare i conti con un clima che mostra segnali sempre più estremi.

Redazione