News | 26 gennaio 2026, 09:00

Ryanair, Elon Musk e il confine tra investimento e controllo

O’Leary: sì a capitali, no alla maggioranza. E tra battibecchi social e regole UE, i biglietti volano in alto.

Ryanair, Elon Musk e il confine tra investimento e controllo

Ryanair ha appena scritto un capitolo curioso nel libro delle tensioni tra Big Tech e grandi gruppi industriali, con protagonista un nome che fa sempre notizia: Elon Musk. Ma cosa è davvero successo e quali sono le implicazioni concrete per la compagnia irlandese? 

Tutto parte dalla discussione esplosa sui social media dopo che Ryanair aveva rifiutato l’installazione del servizio internet Starlink sui suoi aerei, tecnologia di proprietà di Musk, per motivi di costi e presunti impatti sui consumi di carburante.  Musk, che non ama mezze misure, ha reagito definendo il CEO di Ryanair, Michael O’Leary, “mal informato” su aerodinamica e gestione aeronautica e ha addirittura scherzato pubblicando un sondaggio su X chiedendo ai suoi follower se dovesse acquistare Ryanair e “mettere qualcuno di nome Ryan al comando”. 

Da qui gli scambi di insulti, ironie e meme, ma il passaggio più interessante è arrivato durante una conferenza stampa di O’Leary. Il CEO ha ribadito che Musk potrebbe benissimo diventare azionista di Ryanair, perché la compagnia è quotata in Borsa e ogni investitore può comprare azioni. Tuttavia, e qui sta il punto centrale, non potrà mai prenderne il controllo. “I cittadini extraeuropei non possono possedere la maggioranza di una compagnia aerea europea”, ha spiegato O’Leary, richiamando le normative dell’Unione Europea che limitano l’acquisizione di partecipazioni di controllo da parte di investitori non UE. 

Domanda provocatoria: perché esiste una regola così rigida? La risposta è pragmatica. I regolatori europei ritengono che il trasporto aereo sia un settore strategico e vogliono mantenere la proprietà e il controllo nelle mani di soggetti che abbiano sede e interessi radicati nel continente. È una logica che protegge non solo gli interessi nazionali, ma anche la capacità di decidere in situazioni di crisi o di policy pubbliche. Un miliardario americano può comprare quote, ma non può governare la compagnia. 

Ora, mixa questa posizione istituzionale con una buona dose di ironia e marketing: Ryanair ha sfruttato la disputa in chiave promozionale, lanciando persino offerte scherzose come la “Great Idiots seat sale” indirizzata proprio a Musk e agli utenti di X. L’effetto comunicativo non si è fatto attendere: la compagnia ha registrato un aumento delle prenotazioni tra il 2% e il 3% nei giorni successivi alla rissa social, un risultato che il management ha accolto con soddisfazione, definendolo un “beneficio inatteso” della notorietà conquistata sui social. 

E dal punto di vista finanziario? I mercati per ora non sembrano particolarmente scossi. Le azioni di Ryanair hanno registrato solo variazioni contenute, suggerendo che gli investitori considerano la vicenda più una curiosità da social che una potenziale crisi o svolta strategica. A differenza di altri casi in cui un takeover può ribaltare piani industriali, qui le normative proteggono la struttura azionaria e mantengono lo status quo. 

Forse, più degli insulti e delle battute, ciò che emerge è una lezione chiara su come governance, regole di settore e percezione pubblica possano intrecciarsi in modi imprevedibili persino nelle cronache finanziarie più recenti. Non è solo gossip da social: è uno specchio di come le grandi aziende navigano tra regolamenti e narrativa pubblica nel 2026.

Paolo D'Ascenzi