News | 19 gennaio 2026, 12:00

Burnout da Partita IVA

Quando il capo sei tu e non stacchi mai.

Burnout da Partita IVA

Uno studio promosso dall’azienda di Servizi per Partiva Iva Fiscozen conferma che i lavoratori autonomi rappresentano oggi la categoria professionale più esposta a stress, ansia e burnout.
Seconda la stessa indagine, i lavoratori con Partita Iva subiscono, più di altri, l’insicurezza lavorativa, l’eccessiva competitività del mercato e un carico costante di impegni e responsabilità.

Ma quali sono i primi campanelli d’allarme?
Il lavoro autonomo, sulla carta, promette libertà e flessibilità. Nella pratica, però, richiede disponibilità continua: lavoro nel fine settimana, chiamate serali, messaggi durante le ferie, scadenze che non tengono conto della stanchezza.
La pressione cresce e si diffonde la sensazione, spesso fondata, di avere tutto sulle proprie spalle. In questo contesto, il tempo libero può essere vissuto come una perdita di opportunità e di affari.

Ma lavorare sempre, senza recupero, non è resilienza: è una strategia destinata a fallire.
Il burnout, infatti, non arriva all’improvviso. È un processo lento e silenzioso che si manifesta attraverso stanchezza cronica, perdita di motivazione e difficoltà di concentrazione. 
Per prevenire e affrontare queste sfide psicologiche, diversi esperti suggeriscono l’adozione di abitudini precise: accettare e rispettare i propri limiti, stabilire priorità realistiche, imparare a rallentare e programmare pause regolari e inderogabili, senza attendere che sia il corpo a imporle.

Il burnout da Partita IVA non è un segno di debolezza individuale, ma il risultato di un modello di lavoro che spesso premia la disponibilità infinita e penalizza il recupero.
Riconoscere i segnali e intervenire in tempo non significa lavorare meno, ma lavorare meglio e più a lungo, preservando la propria salute mentale e la sostenibilità dell’attività. 
Perché l’autonomia, per essere davvero tale, deve includere anche il diritto di fermarsi.

Marta Zanni