L’intelligenza artificiale entra nei bilanci e nelle scelte industriali delle grandi società tecnologiche, con effetti immediati sull’occupazione e sull’intero ecosistema delle partite Iva e delle piccole e medie imprese. Secondo il tracker indipendente Layoffs.fyi, nel 2025 il settore tecnologico ha tagliato oltre 120mila posti di lavoro a livello globale, confermando una fase di ristrutturazione strutturale che supera la normalizzazione post-pandemica.
Riorganizzazioni e mercati: i numeri dei tagli
Il caso più recente è quello di Block, società di pagamenti digitali guidata da Jack Dorsey, che ha annunciato il taglio di circa 4.000 dipendenti su poco più di 10mila addetti, pari al 40% della forza lavoro. Dopo l’annuncio, il titolo ha registrato un rialzo del 15%, con un picco intraday del 25%, segnale di un mercato che premia la riduzione dei costi fissi e l’integrazione dell’AI nei processi.
La dinamica si inserisce in una tendenza più ampia. Amazon, sotto la guida di Andy Jassy, ha ridotto circa 30mila posizioni corporate tra il 2025 e il 2026. Salesforce ha eliminato circa 4.000 ruoli nel customer service, sostituendo parte delle attività con agenti di intelligenza artificiale. HP ha avviato un piano pluriennale con 4.000-6.000 uscite, dichiarando obiettivi di aumento della produttività tramite automazione.
Effetti sulla filiera e sulle PMI
La compressione degli organici nelle big tech incide anche sulla catena dei fornitori: consulenti IT, sviluppatori freelance, società di servizi digitali e microimprese che operano in subfornitura. Per molte partite Iva, la domanda proveniente dai grandi gruppi rappresenta una quota significativa del fatturato. La razionalizzazione delle strutture interne e l’adozione di strumenti AI in-house possono ridurre l’esternalizzazione di alcune funzioni.
Parallelamente, l’AI abbassa le barriere all’ingresso per nuove iniziative imprenditoriali: team più piccoli possono sviluppare prodotti e servizi con minori costi iniziali. Tuttavia, la maggiore produttività per addetto modifica il rapporto tra ricavi e occupazione. Secondo analisi di settore e simulazioni come quelle contenute nel report “The 2028 Global Intelligence Crisis” di Citrini Research, la diffusione degli AI agent potrebbe ridurre in modo significativo i ruoli white-collar, con implicazioni su consumi e domanda di servizi professionali. Per le PMI italiane, caratterizzate da una forte incidenza di microimprese, il tema si traduce in una doppia sfida: investire in tecnologie per restare competitive e riposizionare competenze e modelli di business in un contesto di domanda in trasformazione.


Mario Gentile



