In un clima di forte tensione istituzionale, il Governo ha esercitato il potere sostitutivo nei confronti delle Regioni Sardegna, Toscana, Emilia-Romagna e Umbria, commissariandole per il mancato rispetto dei piani di dimensionamento scolastico . Una decisione radicale, presa dal Consiglio dei Ministri nella giornata di ieri, lunedì 12 gennaio, che la Regione Sardegna ha immediatamente contestato con fermezza, difendendo il proprio rifiuto di procedere agli accorpamenti scolastici richiesti dal Ministero dell'Istruzione .
La vicenda ha radici nel quadro delle riforme previste dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), che punta a riorganizzare la rete scolastica nazionale per adeguarla al calo demografico e alla riduzione della popolazione studentesca . Per la Sardegna, questo si traduce nell'obbligo di ridurre le autonomie scolastiche dalle attuali 232 a 223, con la soppressione amministrativa di nove istituti . Una misura che il Ministero specifica non comporta la chiusura di plessi o il trasferimento degli alunni, ma riguarda esclusivamente l'organizzazione amministrativa .
Il Governo, rappresentato dal Ministro Giuseppe Valditara, ha sottolineato la necessità del provvedimento per rispettare gli impegni assunti con l'Unione Europea nell'ambito del PNRR e garantire il regolare avvio del prossimo anno scolastico . Ha ricordato che alle Regioni recalcitranti erano già state concesse due proroghe, prima al 30 novembre e poi al 18 dicembre 2025, e che la legittimità della riforma è stata confermata dalla Corte Costituzionale e respinta dai ricorsi presentati al TAR e al Consiglio di Stato .
Nonostante queste premesse, la Regione Sardegna ha deciso di non adempiere, approvando invece un proprio piano che mantiene intatte tutte le 232 autonomie, compresi i cinque Centri Provinciali per l'Istruzione degli Adulti (CPIA) . L'assessora regionale alla Pubblica Istruzione, Ilaria Portas, ha difeso a Palazzo Chigi questa scelta, definendola una necessità dettata dalle specificità dell'Isola. «Negli ultimi tre anni in Sardegna sono state già accorpate 36 autonomie scolastiche – ha spiegato – e un ulteriore taglio di nove istituti sarebbe deleterio per realtà già in sofferenza» . Secondo l'assessora, il vero nodo critico non è solo numerico. Il dimensionamento imposto dal Governo si baserebbe su una sottostima di circa tremila alunni rispetto ai dati reali della popolazione scolastica sarda . Ma soprattutto, la soppressione di un'autonomia significa la perdita di un dirigente scolastico, una figura chiave che, in un territorio complesso come quello sardo, rappresenta un presidio insostituibile. «L'assenza di un dirigente risulterebbe un colpo durissimo per le scuole sarde, che spesso già oggi gestiscono plessi in numero superiore a dieci, distribuiti in un territorio vasto e poco omogeneo», ha affermato Portas, evidenziando le criticità legate all'orografia, alla mobilità, allo spopolamento e alla connettività dell'isola .
La posizione sarda, condivisa dalle altre tre regioni commissariate, non è quindi solo una battaglia contro un numero. «Abbiamo confermato al Consiglio dei Ministri la nostra volontà di mantenere le 232 autonomie scolastiche della Sardegna sottolineando quanto sia deleterio continuare a ragionare su una scuola basata solo su numeri e costi», ha concluso l'assessora . Per la Regione, si tratta di difendere un modello di scuola di qualità e di prossimità, considerato un baluardo essenziale contro lo spopolamento e l'abbandono scolastico. «La nostra regione ha un forte bisogno di puntare sulla qualità e la permanenza dei presidi esistenti per garantire un futuro alle nuove generazioni», ha dichiarato Portas, lanciando un messaggio chiaro: «Sulla scuola è necessario investire, non tagliare» .
Il commissariamento segna ora un punto di non ritorno nel confronto, trasformando lo scontro sui numeri in una delicata prova di equilibrio tra i vincoli nazionali ed europei e le istanze di autonomia e peculiarità territoriali . Mentre il Governo insiste sulla necessità di attuare una riforma strutturale, la Sardegna si prepara a collaborare con il commissario, pur senza rinunciare alla propria battaglia per una scuola che tenga conto dei «bisogni reali delle comunità locali» .


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