Il calendario fiscale di novembre è tra i più densi dell'anno e arriva dopo una scadenza già superata, quella del 2 novembre, che ha chiuso i termini per l'invio dei modelli Redditi e IRAP. Ora l'attenzione si sposta sui versamenti. Per chi ha la partita IVA, le due date chiave sono il 16 e il 30 novembre, e la liquidità è il tema centrale.
Il 16 novembre è il giorno della liquidazione IVA: per i contribuenti mensili si versa l'imposta relativa a ottobre (codice tributo 6010), per i trimestrali quella del terzo trimestre (codice 6033). Nello stesso giorno scadono le ritenute operate nel mese precedente e la terza rata del minimale INPS per artigiani e commercianti, oltre ai contributi della Gestione Separata e all'autoliquidazione INAIL. È una scadenza che, per chi ha clienti che pagano a 60 o 90 giorni, può creare un buco di cassa anche importante.
Il 30 novembre è la data più pesante: scade il secondo acconto delle imposte sui redditi, che per molti contribuenti vale il 60% dell'acconto complessivo, mentre per i forfettari la rata è pari al 50%. Nella stessa giornata vanno versati l'imposta di bollo sulle fatture elettroniche del terzo trimestre, la terza rata della rottamazione quinquies e va trasmessa la comunicazione LIPE del terzo trimestre.
C'è poi il tema della possibile proroga. Nei mesi scorsi è circolata una proposta, presentata come emendamento al Milleproroghe, per riproporre anche nel 2026 la norma «salva-liquidità» già vista nel 2024: i titolari di partita IVA con ricavi fino a 170mila euro avrebbero potuto spostare il secondo acconto Irpef al 16 gennaio 2027, con pagamento a rate. Le fonti consultate non permettono di dire se la misura sia stata approvata: in assenza di un provvedimento ufficiale, la scadenza resta il 30 novembre e conviene non contare sul rinvio.
Qualche accorgimento pratico può aiutare. Primo: verificare con il commercialista se l'acconto è ancora dovuto in misura piena, perché chi prevede un reddito 2026 inferiore a quello dell'anno precedente può ridurlo con il metodo previsionale, assumendosi il rischio di eventuali sanzioni se la stima si rivela sbagliata. Secondo: mettere da parte per tempo le somme, separando sul conto la quota dedicata a tasse e contributi. Terzo: controllare di aver pagato le rate della rottamazione, perché il mancato pagamento può far decadere il beneficio.


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