News | 05 novembre 2026, 16:15

Tassa di soggiorno, Fabri (Confindustria Alberghi): «Con un gettito di 1,3 miliardi la riforma è priorità della manovra. Basta oneri impropri sulle imprese, ora aggio e destinazione vincolata»

L’Associazione fissa le linee per la Legge di Bilancio: stop al ruolo di esattori non retribuiti, contrarietà all'imposta proporzionale sul costo della camera e obbligo di rendicontazione per i Comuni.

Tassa di soggiorno, Fabri (Confindustria Alberghi): «Con un gettito di 1,3 miliardi la riforma è priorità della manovra. Basta oneri impropri sulle imprese, ora aggio e destinazione vincolata»

Roma, 4 novembre 2026 – Con un gettito stimato dall’Osservatorio JFC oltre la soglia di 1,3 miliardi di euro per il 2026, a seguito degli 1,15 miliardi registrati nel 2025, l'imposta di soggiorno richiede un riassetto normativo complessivo che non può più essere differito. Nel dibattito sulla Legge di Bilancio, Confindustria Alberghi richiama l’esigenza di superare un modello fermo a quindici anni fa, che scarica interamente sull'industria ricettiva gli oneri di gestione di un tributo di tale entità.

«Se il turismo è riconosciuto come asset strategico per l'economia nazionale, occorrono scelte coerenti nella legge di bilancio», sottolinea la Presidente di Confindustria Alberghi, Elisabetta Fabri. «Da oltre un decennio, gli albergatori agiscono di fatto come esattori per conto dei Comuni. Sono chiamati a raccogliere, registrare, versare, controllare, rendicontare e conservare una mole crescente di documentazione, assumendosi responsabilità amministrative rilevanti e sostenendo costi operativi sempre maggiori. Per questo chiediamo che la prossima legge di bilancio riconosca finalmente un aggio per l’attività di riscossione svolta dalle strutture ricettive e preveda il rimborso dei costi sostenuti per le commissioni di pagamento che avvengono attraverso i Pos».

Sul fronte del prelievo, Confindustria Alberghi ribadisce la ferma contrarietà all’ipotesi di parametrare l’imposta al costo effettivo della camera. Una simile impostazione danneggerebbe in modo mirato l'offerta di fascia alta a quattro e cinque stelle e altererebbe la percezione tariffaria complessiva, compromettendo la competitività del Paese rispetto a mercati diretti quali Francia, Spagna e Grecia.

«I proventi del turismo non possono trasformarsi in una copertura generalizzata per squilibri di bilancio o per capitoli di spesa estranei al settore, quali le politiche abitative, che richiedono canali di finanziamento propri», conclude Elisabetta Fabri. «I proventi devono restare vincolati in modo rigoroso a decoro urbano, sicurezza, infrastrutture e promozione territoriale, accompagnati da un obbligo nazionale di trasparenza e rendicontazione analitica per ogni singolo Comune. È indispensabile un tavolo immediato tra Governo e ANCI per definire un quadro regolatorio certo, moderno ed equilibrato».

CS