News | 03 novembre 2026, 16:20

Fine dell’anno fiscale, perché pianificare entro novembre conviene a imprese e professionisti

Dal secondo acconto con il metodo previsionale all’iper-ammortamento, dai compensi degli amministratori al welfare aziendale: le leve legali per alleggerire il carico tributario prima del 31 dicembre

Fine dell’anno fiscale, perché pianificare entro novembre conviene a imprese e professionisti

Mancano poche settimane alla chiusura dell’anno fiscale e per imprese e professionisti si apre una finestra decisiva. Arrivare a dicembre senza una visione chiara di margini, costi e incassi significa spesso rinunciare a scelte di pianificazione fiscale legittime e vantaggiose. Lo strumento chiave è un preconsuntivo aggiornato entro novembre, che permette di stimare risultato economico e imposte attese quando c’è ancora tempo per intervenire. Senza questa fotografia, le tasse rischiano di diventare l’unico tema in agenda, mentre il vero nodo resta spesso organizzativo: margini poco conosciuti e liquidità non pianificata.

Il vantaggio più immediato riguarda il secondo acconto delle imposte, in scadenza il 30 novembre. Con il metodo storico si versa una somma calcolata sull’imposta dell’anno precedente, in un periodo già pesante tra tredicesime, saldo IMU e acconto IVA. Se dai conti aggiornati emerge che il carico fiscale 2026 sarà inferiore, il metodo previsionale consente di ridurre o perfino azzerare il versamento. Serve però una stima attendibile: se a consuntivo le imposte risultassero più alte, occorrerà regolarizzare con il ravvedimento operoso, beneficiando di sanzioni ridotte.

Sul fronte degli investimenti, il 2026 segna il ritorno dell’iper-ammortamento, che sostituisce i crediti d’imposta 4.0 e 5.0. Per i beni strumentali nuovi e interconnessi il costo viene maggiorato, ai soli fini delle imposte sui redditi, del 180% fino a 2,5 milioni di euro, del 100% fino a 10 milioni e del 50% fino a 20 milioni. Ne derivano quote di ammortamento più elevate, a patto di rispettare requisiti e adempimenti documentali.

C’è poi il capitolo dei compensi agli amministratori, deducibili ai fini IRES se deliberati preventivamente dall’assemblea e pagati entro il 12 gennaio dell’anno successivo. Interessante anche il trattamento di fine mandato: se di importo congruo e previsto con atto di data certa anteriore all’inizio del mandato, consente alla società di dedurre gli accantonamenti senza un’immediata uscita di cassa, mentre l’amministratore può beneficiare della tassazione separata. I contributi andranno versati al momento dell’erogazione, entro il massimale di 122.295 euro previsto per il 2026.

Altri strumenti producono effetti su più anni: crediti d’imposta per ricerca e sviluppo, patent box, scelta tra acquisto, leasing o noleggio dei beni, previdenza complementare, revisione dell’assetto societario. Non riducono le imposte su un reddito già prodotto e vanno quindi decisi a inizio anno, valutando l’impatto sulla cassa e sull’utile netto.

Infine il personale. Entro il 31 dicembre si possono erogare fringe benefit fino a 1.000 euro a dipendente, 2.000 euro per chi ha figli a carico, oppure attivare piani di welfare: il lavoratore riceve il valore netto e l’azienda non versa contributi. Le regole però sono rigide: superata la soglia anche di un solo euro, l’intero importo diventa imponibile. I piani di welfare devono rivolgersi alla generalità o a categorie omogenee di dipendenti e sono interamente deducibili solo se previsti da contratto, accordo o regolamento aziendale vincolante.

La pianificazione, in definitiva, non si esaurisce nella caccia alle agevolazioni. Il vero obiettivo è conoscere in anticipo il carico tributario, così da governare le scelte fiscali invece di subirle a fine anno.

Redazione