Il ministro della Cultura Alessandro Giuli, intervistato da Davide Desario nei «City Talks», ha indicato nel taglio dell'Iva sul settore culturale dal 22% al 5% il principale intervento fiscale del governo. Il tema riguarda da vicino tante partite Iva: galleristi, mercanti d'arte, artisti, antiquari e professionisti del settore.
La misura più nota è quella sulle opere d'arte. Già nel giugno 2025 il Consiglio dei ministri aveva approvato un decreto legge che riduceva l'aliquota dal 22% al 5%, presentata come la più bassa d'Europa, a confronto con il 7% della Germania e il 5,5% della Francia.
Prima della riforma, secondo uno studio di Nomisma citato dalla stampa di settore, la gran parte delle transazioni, comprese quelle tramite gallerie e mercanti, era soggetta al 22%. L'aliquota ridotta del 10% valeva solo per le vendite dirette dell'artista o dei suoi eredi. Il differenziale con gli altri Paesi europei, stimato fino al 18% per un collezionista italiano, penalizzava i margini delle gallerie e la loro competitività internazionale.
Il taglio dovrebbe quindi ridurre il divario con Francia e Germania e dare slancio a un mercato in cui l'Italia pesa meno di quanto potrebbe. Nessuna fonte quantifica però l'effetto atteso sul fatturato, e restano da chiarire alcuni aspetti, come l'impatto sulle vendite dirette degli artisti, che già godevano di un'aliquota agevolata.
Per un'attività con partita Iva, l'aliquota più bassa cambia il prezzo finale per il cliente, ma anche la gestione di listini e fatturazione. Chi opera nel settore deve verificare quale aliquota applicare nelle diverse operazioni, anche in relazione alla data di entrata in vigore, che le fonti consultate non precisano.
Il passaggio dal 22% al 5% è molto ampio: per un'opera venduta a 10.000 euro l'Iva scenderebbe da 2.200 a 500 euro, con un prezzo finale più basso di circa 1.700 euro a parità di imponibile.
La rivendicazione di Giuli arriva mentre la manovra 2027 discute altre misure fiscali per autonomi e imprese, dalla flat tax al voucher per l'intelligenza artificiale. Tagliare l'Iva su un settore specifico apre il dibattito sulla possibilità di estendere aliquote agevolate ad altri comparti.


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