News | 17 ottobre 2026, 16:00

Pausa pranzo, il conto medio è di 15,10 euro: il buono pasto ne copre meno della metà

Secondo una ricerca Ipsos Doxa per Pluxee Italia, il ticket medio vale circa 7 euro. Il panino con bevanda e caffè costa 9,80 euro, il menù completo 21,10. E tra Nord e Sud la differenza supera i 2 euro.

Pausa pranzo, il conto medio è di 15,10 euro: il buono pasto ne copre meno della metà

Mangiare fuori ufficio costa sempre di più, e il buono pasto non basta a coprire la spesa. In Italia il costo medio della pausa pranzo è di 15,10 euro, mentre il valore medio del buono pasto si ferma a circa 7 euro. In pratica, il ticket copre meno della metà della spesa quotidiana. È quanto emerge da una ricerca realizzata da Ipsos Doxa per Pluxee Italia, società attiva nel settore dei benefit aziendali, diffusa in vista della Giornata mondiale dell’alimentazione del 16 ottobre.

Il conto dipende molto da cosa si sceglie. La soluzione più economica per chi mangia sul posto è il classico panino, piadina o toast con bevanda e caffè, per una spesa media di 9,80 euro. Un primo piatto, sempre con bevanda e caffè, costa circa 13,60 euro, un secondo 15,90 euro, mentre per un menù completo si arriva a 21,10 euro. Tra la formula più semplice e quella più ricca ci sono oltre 11 euro di differenza.

L’asporto aiuta a risparmiare, ma non abbastanza. Portare via il pranzo costa in media 7,90 euro per panino, piadina o toast, 11 euro per un primo e 12,70 euro per un secondo. Anche l’opzione più economica, quindi, supera il valore medio di un buono pasto.

Pesa poi la geografia. Un menù completo costa 22,30 euro nel Nord Est, 21,40 euro al Centro e 21,20 euro nel Nord Ovest, mentre al Sud e nelle Isole la spesa scende a 19,90 euro. Le differenze si accentuano a livello regionale: nel Lazio un menù completo arriva a 23,80 euro, in Lombardia si ferma a 20,80 euro.

“Anche scegliendo soluzioni semplici, la spesa può superare il valore medio di un buono pasto”, osserva Anna Maria Mazzini, Marketing and Product Director di Pluxee Italia, che vede nel ticket “un sostegno concreto al potere d’acquisto dei lavoratori”.

I dati interessano da vicino anche il mondo delle partite IVA, su due fronti. Da un lato ci sono i piccoli datori di lavoro, che con il buono pasto possono offrire ai dipendenti un aiuto concreto con un costo fiscalmente vantaggioso: per i buoni elettronici la soglia di esenzione è salita a 10 euro al giorno dal 2025. Il valore medio di 7 euro indica che molte aziende non sfruttano ancora tutto il margine disponibile, e che alzare l’importo può essere un modo efficace per trattenere il personale senza gravare troppo sui costi.

Dall’altro lato ci sono bar, tavole calde e ristoranti, che con i buoni pasto lavorano ogni giorno. Per loro un ticket più ricco significa clienti con più capacità di spesa, in un momento in cui le materie prime e l’energia continuano a pesare sui listini.

CS