News | 16 ottobre 2026, 14:30

Olio extravergine, prezzi dimezzati in un anno: gli olivicoltori minacciano di lasciare le olive sugli alberi

Dai 9,20 euro al chilo di novembre 2025 si è scesi a circa 4 euro, sotto i costi di produzione. Proteste in Puglia e richiesta di stato di crisi: a rischio aziende agricole, frantoi e tutta la filiera.

Olio extravergine, prezzi dimezzati in un anno: gli olivicoltori minacciano di lasciare le olive sugli alberi

La nuova campagna olearia è appena cominciata, ma per molti olivicoltori rischia di chiudersi in perdita prima ancora di entrare nel vivo. Il prezzo dell’olio extravergine all’origine è passato dai 9,20 euro al chilo di novembre 2025 a 4-4,20 euro, con segnalazioni che scendono fino a 3,80 euro. In un anno le quotazioni si sono più che dimezzate e diverse aziende stanno valutando di non raccogliere affatto: a questi prezzi la raccolta costa più di quanto rende.

Il 12 ottobre oltre 2.000 olivicoltori si sono radunati davanti alla Prefettura di Bari, e nei giorni successivi la protesta è proseguita con presidi e blocchi stradali con i trattori, dal Nord Barese al Gargano.

Alla base del crollo c’è soprattutto il ritorno della Spagna, primo produttore mondiale, che dopo due annate di siccità stima una produzione di circa 1,6 milioni di tonnellate, il 29% in più rispetto alla campagna precedente. L’abbondanza di offerta ha fatto scendere i listini, mentre nei magazzini restano giacenze elevate. Pesa anche la concorrenza degli oli importati a dazio zero da Paesi extra Ue, in particolare dalla Tunisia.

Per Tommaso Loiodice, presidente di Unapol, il conto non torna: per coprire i costi di produzione, aumentati con energia e gasolio, il prezzo non dovrebbe scendere sotto i 7 euro al chilo. Una crisi prolungata, avverte, rischia di spingere molti agricoltori a rinunciare agli investimenti degli ultimi anni e, nei casi peggiori, ad abbandonare gli uliveti, proprio ora che nel settore erano tornati i giovani.

Le richieste dei produttori sono precise: riconoscimento dello stato di crisi del comparto, stop alle importazioni agevolate, applicazione della legge che vieta le vendite sottocosto, controlli antifrode e sulla tracciabilità, ritiro e stoccaggio dell’olio nuovo, sostegni per frantoi e aziende agricole. I sindaci del territorio hanno chiesto un confronto urgente con il Ministero dell’Agricoltura. La Regione Puglia aveva già avanzato la richiesta di stato di crisi il 21 maggio, finora senza risposte concrete.

La partita non riguarda solo chi coltiva. Attorno a ogni oliveto lavora una rete di piccole imprese e partite Iva: frantoi, contoterzisti per la raccolta, trasportatori, fornitori di mezzi e attrezzature. Se le olive restano sugli alberi, si ferma un’intera economia locale, con effetti che arrivano fino al commercio e alla ristorazione.

Redazione