L’intelligenza artificiale cambia nome, almeno nel linguaggio ufficiale della Casa Bianca. Il 29 settembre Donald Trump ha firmato un ordine esecutivo che invita le agenzie federali a sostituire le espressioni “Artificial Intelligence” e “AI” con “Super Intelligence” e “SI” nelle comunicazioni, nei siti e nei documenti non normativi. Entro 60 giorni, il consigliere scientifico della presidenza dovrà inoltre proporre una definizione federale del nuovo termine.
La decisione non modifica, da sola, la tecnologia né crea una nuova categoria industriale. Ma il messaggio politico è chiaro: Washington vuole presentare l’evoluzione dei sistemi di frontiera come una nuova fase della corsa tecnologica americana. E il cambio di lessico ha già trovato una sponda importante nella Silicon Valley. Elon Musk ha confermato su X che SpaceXAI, la divisione dedicata all’intelligenza artificiale, verrà rinominata “SpaceXSI”. Per ora non è stata indicata una data per il cambio.
Il punto interessante per i mercati, però, va oltre il nome. Negli Stati Uniti sta crescendo anche l’attenzione istituzionale verso rischi, infrastrutture e costi legati ai sistemi avanzati. Trump ha affidato a Jay Clayton la guida della nuova Super Intelligence Force, chiamata a elaborare un rapporto su rischi e opportunità della tecnologia. Parallelamente, CME Group ha annunciato due futures legati al costo di noleggio delle GPU Nvidia H100 e B200: contratti pensati per permettere alle imprese di coprirsi dalle oscillazioni del prezzo della capacità di calcolo.
È probabilmente questo il segnale più concreto per gli investitori. Se il “compute” diventa una voce di costo abbastanza importante da avere strumenti derivati dedicati, allora la filiera dell’IA sta assumendo caratteristiche sempre più simili a quelle di un’infrastruttura industriale. Chip, server, data center, reti e sistemi di raffreddamento diventano quindi il terreno su cui si concentra una parte crescente del capitale.
La seduta del 5 ottobre ha mostrato ancora interesse verso alcuni nomi della catena tecnologica. A Hong Kong l’Hang Seng Tech ha chiuso in rialzo dello 0,6%, mentre Lenovo ha guadagnato oltre il 4%, sostenuta dall’attenzione per i titoli legati all’IA. Negli Stati Uniti Nvidia avanzava di circa l’1,4% nelle prime ore di contrattazione, mentre il resto dei semiconduttori mostrava un andamento più misto.
Non significa che basti aggiungere “SI” a una società per trasformarla in un investimento vincente. Il rischio, anzi, è che il nuovo linguaggio alimenti una seconda ondata narrativa su valutazioni già elevate. Ma dietro il rebranding politico c’è un fenomeno economico reale: la domanda di potenza di calcolo continua a spingere investimenti enormi e a trasformare l’hardware in una risorsa strategica. Per il mercato, la partita non si gioca sul nome scelto da Washington, ma su chi riuscirà a vendere i chip, l’energia e l’infrastruttura necessaria a far funzionare questa nuova corsa.






