News | 24 settembre 2026, 10:00

Deficit al 3%, conti pubblici sul filo: per imprese e investimenti resta aperto il nodo Ue

Il dato Istat sul 2025 ridisegna i margini della prossima manovra. Energia e difesa valgono fino a 36 miliardi di flessibilità, ma l’utilizzo dipende dal quadro europeo

Deficit al 3%, conti pubblici sul filo: per imprese e investimenti resta aperto il nodo Ue

Il nuovo dato sui conti pubblici italiani arriva nel pieno della preparazione della legge di Bilancio e fissa un passaggio rilevante per il sistema produttivo. L’indebitamento netto delle Amministrazioni pubbliche nel 2025 si colloca al 3,0% del Pil, dopo il 3,1% indicato nelle precedenti stime. Avvicinandosi alla soglia europea, il dato incide anche sulla gestione della spesa aggiuntiva legata alla clausola nazionale di salvaguardia. Il tema non riguarda soltanto i saldi: dalle decisioni sui conti dipenderanno anche la dimensione e la composizione delle misure che potranno entrare nella prossima manovra.

Il dato Istat e il margine per la flessibilità
La revisione dei conti arriva dopo un 2025 nel quale il Pil nominale ha raggiunto 2.258 miliardi di euro, crescendo del 2,5%, mentre l’economia in volume è aumentata dello 0,5%. L’indebitamento, pari a 69,4 miliardi, migliora rispetto ai 73,8 miliardi del 2024; il saldo primario sale allo 0,7% del Pil e la pressione fiscale aumenta di 0,7 punti. La spesa per interessi cresce invece dell’1,9%. Il disavanzo migliora, ma il costo del debito continua a incidere sulle risorse disponibili. Il precedente quadro programmatico del governo indicava un deficit al 2,8% nel 2026 e l’uscita dalla procedura per disavanzo eccessivo nel 2027. Il nuovo dato sul 2025 rende quindi centrale il passaggio delle valutazioni europee sui saldi e sul percorso di aggiustamento.

Energia e difesa, cosa cambia per il sistema produttivo
La richiesta italiana alla Commissione europea punta a circa 36 miliardi di flessibilità nel triennio 2026-2028: 14 miliardi, pari allo 0,6% del Pil, per gli interventi energetici e circa 22 miliardi, lo 0,9%, per la difesa. La clausola consente una deviazione temporanea dai normali vincoli di spesa per le voci ammesse, entro i limiti stabiliti dalle regole europee. Sul fronte energetico, il perimetro riguarda investimenti destinati a rafforzare la sicurezza e l’autonomia del sistema, non interventi compensativi generalizzati sul caro-energia. Per le Pmi, il riflesso passa quindi soprattutto dagli investimenti e dalle eventuali misure rivolte al sistema produttivo: costi energetici, infrastrutture e tecnologie possono incidere sulla competitività delle attività con minore capacità finanziaria. La richiesta italiana dovrà ora essere valutata a livello europeo, mentre il Governo dovrà definire nel dettaglio gli interventi da inserire nel quadro della manovra.

Mario Gentile