Sommario | 23 settembre 2026, 18:00

Sicurezza sul lavoro, quattro anni senza una vera inversione di tendenza

Nei primi semestri dal 2023 al 2026 si contano 1.903 vittime. I decessi passano da 450 a 482 (+7,1%), mentre le denunce di infortunio crescono del 6,3%. Stranieri e over 65 restano tra le categorie più esposte.

Sicurezza sul lavoro, quattro anni senza una vera inversione di tendenza

Quattro anni di dati raccontano un fenomeno che continua a presentare criticità strutturali. Secondo l’analisi dell’Osservatorio Sicurezza e Ambiente Vega, nei primi sei mesi del 2023, 2024, 2025 e 2026 sono state complessivamente 1.903 le vittime di infortuni sul lavoro. Il confronto tra il primo semestre del 2023 e quello del 2026 evidenzia un aumento dei decessi del 7,1%, passati da 450 a 482. Nello stesso periodo le denunce di infortunio, mortali e non, sono cresciute del 6,3%, da 296.665 a 315.452.

Il dato sull’incidenza della mortalità conferma la persistenza del problema: dai 14,7 morti ogni milione di occupati del 2023 si è passati a 15,2 nel 2024, 15,1 nel 2025 e 14,5 nel 2026. «Quattro anni di dati delineano un quadro che, al di là di minime variazioni, continua a mostrare criticità strutturali», osserva Mauro Rossato, presidente dell’Osservatorio. Secondo Rossato, le differenze tra territori e categorie professionali possono indicare dove concentrare maggiormente prevenzione, formazione e controlli.

Anche la distribuzione geografica restituisce un’Italia caratterizzata da forti differenze. Considerando il primo semestre 2026, sei regioni risultano in zona rossa, cioè con un’incidenza superiore al 125% della media nazionale: Calabria, Liguria, Sicilia, Campania, Umbria e Puglia. In zona arancione figurano Veneto, Trentino-Alto Adige e Toscana; in zona gialla Piemonte, Marche, Sardegna, Emilia-Romagna e Lombardia. Lazio, Molise, Abruzzo, Friuli-Venezia Giulia, Basilicata e Valle d’Aosta sono invece in zona bianca.

La mappatura storica mostra inoltre che Umbria, Sicilia, Campania e Trentino-Alto Adige sono state in zona rossa per tre dei quattro anni considerati. Puglia e Abruzzo lo sono state per due anni. Sul fronte opposto, il Molise è rimasto in zona bianca per l’intero periodo.

A preoccupare è anche la situazione dei lavoratori stranieri. L’incidenza della mortalità in occasione di lavoro è passata, tra il 2023 e il 2026, da 25,3 a 37,1 decessi per milione di occupati, mentre tra gli italiani è scesa da 13,5 a 11,8. Ancora più marcata la differenza negli infortuni mortali in itinere: per gli stranieri l’incidenza è salita da 8 a 14,3, contro un passaggio da 4 a 4,4 per gli italiani.

Un altro gruppo particolarmente esposto è quello degli ultrasessantacinquenni. La loro incidenza di mortalità, pur scendendo da 51 a 45 decessi per milione di occupati, rimane la più elevata tra tutte le fasce d’età in ciascuno dei quattro anni analizzati, con un picco di 62,6 nel 2024. Per gli infortuni complessivi, invece, sono i lavoratori tra 15 e 24 anni a presentare nel 2026 l’incidenza più alta, pari a 38.504,4 denunce per milione di occupati.

Il quadro evidenzia dunque un fenomeno ancora articolato, nel quale il dato nazionale convive con differenze significative tra territori, fasce d’età e nazionalità. Per l’Osservatorio, la lettura comparata degli indicatori può diventare uno strumento per individuare le aree di maggiore rischio e orientare interventi di prevenzione più mirati, con l’obiettivo di trasformare le variazioni dei dati in una riduzione stabile degli infortuni.

Redazione