News | 10 settembre 2026, 12:00

Chi ha paura della riforma delle norme sulla sicurezza sul lavoro?

La riforma del D.lgs 81/08 non approderà in Parlamento (almeno per il momento)

Chi ha paura della riforma delle norme sulla sicurezza sul lavoro?

Alla fine dello scorso anno il Vice Ministro della Giustizia on. SISTO ha presentato il progetto di riforma del D. lgs 81/08, frutto del lavoro di una apposita Commissione di studio per la prevenzione e la sicurezza sui luoghi di lavoro.

Come indicato in alcuni precedenti articoli da me pubblicati su questa testata, il progetto di modifica si incentra su alcune importanti criticità dell’attuale normativa emerse in questi decenni di applicazione ed evidenziate, oltre che dalle associazioni di categoria, dai sindacati e dagli addetti ai lavori, anche dalla magistratura che, con innovative sentenze, aveva integrato con nuovi ed effettivi indicatori la valutazione della responsabilità dei datori di lavoro e delle stesse aziende ai sensi del D. lgs 231/01.

In particolare, ed in estrema sintesi, il progetto di riforma prevede:

  1. Un “codice rosso” per gli incidenti sul lavoro, sulla falsariga dei delitti di femminicidio e di violenza di genere, per realizzare una corsia preferenziale nelle indagini e maggiori garanzie per le vittime, che impone al Pubblico ministero termini perentori per l’ascolto della vittima così da valorizzarne la genuinità delle prove nell’immediatezza dei fatti;
  2. La vittima di incidente sul lavoro avrà più tempo - 30 giorni anziché 20 - per opporsi ad un’eventuale richiesta di archiviazione del procedimento penale;
  3. La valorizzazione della figura del Responsabile del Servizio di Protezione e Prevenzione, che assume un rilievo autonomo e professionale, con funzioni di garanzia e proprie responsabilità penali; dotato di una professionalità che si assumerà con una  specifica laurea triennale ed una autonomia finanziaria che garantisca capacità decisionale e velocità degli interventi di prevenzione;
  4. Sanzioni penali per il datore di lavoro (laddove non garantisca l’autonomia del RSPP, le risorse economiche ed il numero degli addetti necessari al Servizio di protezione) e per il RSPP per la carente redazione del DVR;
  5. L’aumento delle pene edittali massime per i reati in materia di sicurezza sul lavoro, ed in particolare della pena per l’omicidio colposo aggravato, che sale ad otto anni di reclusione; quella per le lesioni colpose gravi, elevata ad un anno e sei mesi di reclusione (o multa maggiorata); quella per le lesioni gravissime, che viene portata a quattro anni di reclusione. L’introduzione di una nuova circostanza attenuante, che riduce la pena fino ad un terzo quando l’evento non è esclusiva conseguenza dell’azione o dell’omissione del datore di lavoro ed il contributo causale dello stesso è stato di minima importanza;
  6.  Viene dato ampio rilievo al modello di organizzazione e gestione, prevedendosi che, in presenza di un adeguato modello di organizzazione e gestione conforme all’art. 30 del d.lgs. 81/2008, il datore di lavoro risponde solo per i casi di dolo o colpa grave.

Un progetto di modifica del D lgs 81/08 improntato, quindi, ad una moderna visione dell’azienda, che deve essere un luogo sicuro per il lavoratore, garantito da soggetti professionalmente preparati e capaci, anche finanziariamente, di rapidi interventi atti a prevenire infortuni sul lavoro. Con un datore di lavoro che ha il compito, proprio dell’imprenditore, di organizzare l’azienda affinché questa sia un luogo sicuro per i lavoratori, acquisendo professionalità specifiche e dotandole di adeguate risorse finanziaria.

Da ciò un bilanciamento di responsabilità, che vede il datore di lavoro più duramente colpito per i casi più gravi di infortunio sul lavoro ma, per i casi più lievi, con responsabilità attenuata o eliminata se ha correttamente organizzato la sua azienda secondo i parametri dell’art. 30 citato.

Orbene, da notizie giornalistiche degli ultimi giorni sembra che il Governo non sia orientato a presentare il disegno di legge in Parlamento in questa fase di fine legislatura. Secondo la stampa, il motivo sarebbe che, in periodo pre-elettorale, questa normativa potrebbe essere sfruttata politicamente dalle opposizioni per fare campagna elettorale contro l’attuale maggioranza politica, invocando una presunta volontà di deresponsabilizzare gli imprenditori, diminuendo le garanzie per i lavoratori e riducendo la sicurezza sui luoghi di lavoro.

In realtà, le norme che si vorrebbe introdurre con il “progetto Sisto” sembrano riflettere i più moderni orientamenti giurisprudenziali che, oggi, sono correttamente usciti dall’assioma “infortunio sul lavoro = responsabilità oggettiva del datore di lavoro” e richiedono la verifica di tutti gli elementi della colpa in capo al datore di lavoro, e tra questi la verifica della “misura soggettiva della colpa”, che presuppone un giudizio "personalizzato" di responsabilità: in sostanza, per affermare la responsabilità del datore di lavoro occorre escludere l’esistenza di circostanze di fatto anomale cui poter attribuire una funzione scusante, quindi di esclusione della colpevolezza, nella misura in cui esse abbiano reso in concreto "inesigibile" il rispetto del dovere di diligenza.

Dunque, le più recenti sentenze della Corte di Cassazione vanno proprio nella direzione indicata dal progetto di riforma (che è il frutto dell’analisi proprio degli orientamenti più recenti della Suprema Corte) ed introducono, come detto in precedenza, ulteriori garanzie per il lavoratore, velocità delle indagini e pene più severe nei casi di infortuni gravi.

Ma, soprattutto, la nuova normativa impone una organizzazione aziendale dedicata in maniera professionale alla prevenzione degli infortuni sul lavoro. Tale professionalità, se ben articolata, sarà in grado di accrescere enormemente la cultura della prevenzione degli infortuni sui luoghi di lavoro, anche alla luce del fatto che la laurea triennale, necessaria per gli RSPP, creerà una nuova categoria di professionisti, soprattutto esterni alle aziende, e  percorsi universitari che dovranno specializzarsi nella materia, arricchendo enormemente la cultura del settore.

E’ un grave errore far diventare la sicurezza sul lavoro un campo di battaglia politico. Entrambi gli schieramenti dovrebbero piuttosto badare alla sostanza della tutela dei lavoratori, attuata non attraverso un percorso di penalizzazione di questa o di quella figura all’interno dell’azienda, bensì elevando la qualità della prevenzione nell’ambiente di lavoro, capace, essa sì, di diminuire sensibilmente il numero degli infortuni e delle morti sui luoghi di lavoro, tema sul quale frequentemente ed autorevolmente si è espresso anche il Presidente della Repubblica.

Maurizio Vallone