News | 19 luglio 2026, 09:07

Il ciclone Harry ferma la nave di ResQ, l’organizzazione lancia la campagna “Insieme, torniamo in mare”

Nel 2026 quasi mille morti nel Mediterraneo. Un'asta e una social challenge con Gad Lerner e Paolo Fresu per riportare in acqua un presidio civile di salvataggio.

Il ciclone Harry ferma la nave di ResQ, l’organizzazione lancia la campagna “Insieme, torniamo in mare”

Milano – Il ciclone Harry non ha risparmiato nulla. A inizio anno, la sua furia si è abbattuta sulla Sicilia e sul Sud Italia, seminando distruzione e lasciando un segno profondo anche sulle operazioni di soccorso umanitario. Tra le vittime della tempesta c’è la nave di ResQ – People Saving People, l'imbarcazione che dal 2020 solcava il Mediterraneo per salvare vite umane. Danneggiata gravemente, è stata dichiarata inutilizzabile, costringendo l’organizzazione a fermare le proprie missioni di ricerca e soccorso.

Ma se lo scafo si è fermato, la determinazione no. Nasce così la campagna “Insieme, torniamo in mare”, un progetto ambizioso che punta a raccogliere i fondi necessari per acquistare una nuova nave e riportare nel Canale di Sicilia un presidio civile di salvataggio e testimonianza. Un obiettivo che, come spiegano i promotori, va ben oltre la sostituzione di un mezzo: significa restituire al mare una presenza capace di fare la differenza in una delle frontiere più letali del mondo.

Il Mediterraneo centrale, infatti, continua a essere una rotta di sangue. I dati diffusi dall’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (IOM) e dalle agenzie umanitarie confermano che il 2026 si sta rivelando uno degli anni più drammatici per numero di vittime. Solo nel primo trimestre si contano quasi 800 morti, mentre il bilancio complessivo dall'inizio dell'anno si avvicina ormai a quota mille. Numeri che si inseriscono in una crisi decennale: tra il 2014 e il 2024, le vittime e i dispersi nel Mediterraneo sono stati oltre 30.000, una stima che sale a quasi 33.000 includendo i dati fino al 2025.

La campagna di raccolta fondi, presentata oggi a Milano, si articola in due direttrici principali. Da un lato, una social challenge intitolata Mille barchette, che invita i sostenitori a realizzare e postare un video in cui si piega una barchetta di carta, simbolo di fragilità e speranza. Dall’altro, un’asta solidale sulla piattaforma Charity Stars, che mette all’incanto oggetti simbolici appartenuti alla nave ResQPeople: non semplici cimeli, ma strumenti di bordo come salvagenti, bussole, carte nautiche, termometri, amperometri e manometri della sala macchine. Alcuni di questi reperti sono stati montati su supporti in legno recuperato dai barconi naufragati sulle coste siciliane e lavorati dalla cooperativa sociale R̃a Formichina (Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII). Un legno che è stato barca, che ha portato vite attraverso il mare, e che oggi diventa frammento di memoria per rimettere in mare chi salva.

La campagna ha già raccolto l'adesione di volti noti del mondo della cultura e dello spettacolo. Hanno scelto di sostenere l'iniziativa e rilanciarne il messaggio, tra gli altri, Gad Lerner, Paolo Fresu, Alessandro Bergonzoni, Stefania Rocca e il regista Ferdinando Vicentini Orgnani, affiancati da altre personalità che nelle prossime settimane contribuiranno ad amplificare l'appello.

«ResQ è nata dalla convinzione che salvare una vita non sia una scelta politica, ma un dovere umano e un obbligo sancito dal diritto del mare. Nel 2020 abbiamo deciso di fare la nostra parte: mettere in mare una nave della società civile per soccorrere chi è in pericolo e testimoniare ciò che accade lungo questa frontiera. Oggi quella nave non c'è più. Il ciclone Harry l'ha distrutta, ma non ha cancellato la responsabilità che sentiamo verso le persone che continuano ad attraversare il Mediterraneo rischiando la vita», ha dichiarato Luciano Scalettari, cofondatore e presidente di ResQ.

«Abbiamo perso un'imbarcazione, non la ragione per cui l'avevamo messa in mare. Ogni giorno in cui ResQ non è presente nel Mediterraneo è un giorno in cui manca una presenza civile capace di soccorrere, testimoniare e affermare un principio semplice: nessuna persona dovrebbe morire perché non ha trovato qualcuno disposto a tenderle una mano. Chiediamo a tutti di aiutarci a ripartire, perché nel Mediterraneo anche poche ore, talvolta pochi minuti, possono fare la differenza tra un salvataggio e una strage».

L’appello di ResQ arriva a pochi giorni dalla visita di Papa Leone XIV a Lampedusa, un gesto che il Pontefice ha voluto come forte richiamo alla coscienza collettiva sulla tragedia dei migranti. Un’eco che riprende le parole del predecessore, Papa Francesco, che in un'udienza con l’organizzazione aveva detto: «Ben venga l’azione di coloro che non si limitano a osservare le cose, criticando da lontano, ma si mettono in gioco, offrendo un po’ del loro tempo, del loro ingegno e delle loro risorse per alleviare le sofferenze dei migranti, per salvarli, accoglierli e integrarli».

Tornare in mare, per ResQ, significa quindi molto più di una missione logistica. È un atto di testimonianza contro l’indifferenza, un modo per tenere accesa l'attenzione su politiche migratorie che rispettino i diritti umani e per chiedere agli Stati europei vie di accesso sicure e legali. “Insieme, torniamo in mare” non è solo una campagna di raccolta fondi: è un invito a non voltarsi dall’altra parte, per dimostrare che la solidarietà può ancora tradursi in un’azione concreta. Perché nessuna persona dovrebbe essere lasciata affogare.

Redazione