La Banca centrale europea ha imposto restrizioni temporanee alla crescita di Revolut nello Spazio economico europeo nel corso del 2025. L'Eurotower ha chiesto alla fintech di rafforzare i sistemi di controllo e compliance prima di lanciare nuovi servizi. L'intervento tocca da vicino il tessuto produttivo continentale, poiché l'istituto è diventato un canale d'accesso primario per i servizi di pagamento, i conti multivaluta e il credito commerciale delle realtà imprenditoriali indipendenti e delle realtà societarie di dimensioni minori, le quali cercano nell'ecosistema digitale tariffe competitive e flessibilità operativa.
L'impatto sui servizi per l'impresa e la stretta di Francoforte
Le misure della Bce hanno colpito la divisione europea del gruppo che opera tramite licenza lituana, imponendo lo stop ai nuovi prodotti fino alla risoluzione delle carenze interne. L'istituto, che ha archiviato il 2025 con un utile ante imposte di 1,7 miliardi di sterline e 75 milioni di clienti globali, è ormai un hub finanziario strategico per il business autonomo: i dati di bilancio evidenziano un volume di transazioni commerciali pari a 365 miliardi di dollari e circa 100.000 download mensili dell'applicazione per professionisti in Europa. Lo stop regolamentare ha quindi congelato lo sviluppo di strumenti avanzati di cash-flow, fatturazione e operatività transfrontaliera. La vigilanza ha ritenuto che la velocità operativa impressa dal fondatore Nik Storonsky, che definiva i dipendenti "missili autoguidati", fosse incompatibile con la gestione del rischio richiesta a un ente di rilevanza sistemica. Le limitazioni sono state rimosse solo dopo una profonda revisione indipendente dei processi regolamentari e legali della banca.
Nuovi equilibri tra tutele e innovazione
I flussi finanziari dei piccoli operatori economici e delle ditte individuali dipendono sempre più dai canali digitali. Revolut, nata come startup di pagamento, si sta convertendo in una banca commerciale tradizionale, offrendo linee di credito e piani tariffari modulari per ditte individuali e società a responsabilità limitata. Questo cambio di passo ha spinto l'Agcom in Italia a comminare una sanzione da 11,5 milioni di euro per pratiche scorrette nel 2025, mentre la Bce ha uniformato i criteri di vigilanza a quelli dei grandi gruppi creditizi. Un portavoce della società ha confermato al Sole24ORE l'esistenza di un dialogo costruttivo con le autorità per garantire elevati standard di governance. Per il comparto produttivo, la normalizzazione dei controlli centrali implica una maggiore sicurezza dei depositi e delle transazioni, ma comporta anche il rischio di un rallentamento nell'accesso a soluzioni di credito e gestionali flessibili.


Mario Gentile



