News | 20 marzo 2026, 15:39

Il Vulture si prepara a brindare. Sarà "Città Italiana del Vino" dal 1° maggio

La Regione Basilicata stanzia i primi 70mila euro per l'organizzazione. Bardi e Cicala: "Un'opportunità per l'intera regione, non solo per il territorio del vulcano"

Il Vulture si prepara a brindare. Sarà "Città Italiana del Vino" dal 1° maggio

POTENZA – Il countdown è ufficialmente iniziato. Il prossimo 1° maggio 2026 il Vulture riceverà il testimone come "Città Italiana del Vino", un riconoscimento che per il biennio 2026-2027 proietterà l'area nord della Basilicata sotto i riflettori nazionali. E grazie a un primo finanziamento regionale di 70mila euro, la macchina organizzativa è già in moto.

Su indicazione del presidente della Regione Basilicata, Vito Bardi, la giunta ha infatti trasferito una prima tranche di risorse al Comune capofila di Ripacandida, guidato dal sindaco Michele Donato Chiarito. I fondi serviranno ad avviare le attività organizzative e a realizzare l'evento di lancio del 1° maggio, che segnerà l'inizio ufficiale della manifestazione.

"Quando un riconoscimento come questo prende forma concreta, non riguarda solo un territorio ma diventa un'opportunità per tutta la Basilicata, per il suo sistema produttivo, per il turismo e per la sua identità", ha dichiarato l'assessore regionale alle Politiche Agricole, Carmine Cicala. Un concetto ribadito con forza anche dal sindaco Chiarito, che parla di un "entusiasmo crescente" attorno al progetto: "Sarà fondamentale il coinvolgimento di Comuni, Consorzi, imprese, GAL e APT – spiega – affinché questa opportunità diventi una vetrina per promuovere non solo il Vulture ma l'intera regione".

L'area del Vulture, con i suoi 14 Comuni, rappresenta una delle eccellenze enologiche italiane più riconosciute, grazie soprattutto all'Aglianico del Vulture, un vino rosso che i poeti latini già celebravano e che oggi può contare su una Docg di grande prestigio . Ma il territorio non è solo vino: è anche olio extravergine Dop, paesaggi vulcanici, i laghi di Monticchio, borghi antichi e una tradizione gastronomica che spazia dal peperone crusco ai formaggi .

L'assessore Cicala sottolinea come l'indirizzo del presidente Bardi sia chiaro: "Accompagnare e rafforzare questo percorso attraverso un impegno concreto e progressivo, anche in vista delle ulteriori attività previste per il 2026 e il 2027". L'obiettivo è tradurre un titolo prestigioso in sviluppo reale, creando occasioni di crescita economica e attrattività turistica. Del resto, il piano complessivo per il biennio richiederà risorse ben più consistenti: nelle scorse comunicazioni tra Regione e Comune capofila si parlava di oltre un milione di euro necessari per garantire un piano di comunicazione nazionale e internazionale, eventi congiunti con l'altra città del vino, Conegliano-Valdobbiadene, e percorsi enoturistici integrati .

Il progetto si inserisce in una strategia più ampia che la Regione Basilicata sta portando avanti da tempo per valorizzare le produzioni di qualità. Proprio nei mesi scorsi, Cicala aveva partecipato a Roma alla cerimonia di passaggio della bandiera al Senato, sottolineando come il titolo di Città Italiana del Vino rappresenti "una responsabilità di sistema" . Un sistema che oggi può contare su una prima iniezione di fiducia – e di risorse – per trasformare l'orgoglio territoriale in un motore di sviluppo.

Redazione