L’IAA e il Clean Industrial Deal
L’Industrial Accelerator Act (IAA) è una proposta regolamentare inserita nel quadro del Clean Industrial Deal e ispirata al report Draghi sulla competitività, finalizzata a incrementare la domanda di tecnologie e prodotti a basse emissioni fabbricati nell'Unione. Il regolamento introduce requisiti vincolanti di "Made in EU" e sostenibilità per gli appalti pubblici e i regimi di sostegno, condizionando l’erogazione di fondi a quote minime di produzione locale. Nello specifico, per il fotovoltaico è richiesto che inverter e celle siano prodotti in UE entro tre anni; per i veicoli elettrici, l’obbligo prevede l’assemblaggio nell'Unione e il 70% di componenti europei (escludendo la batteria) entro sei mesi dall'entrata in vigore. Altri settori strategici includono l’alluminio (25% UE e low-carbon), il calcestruzzo (5% a basse emissioni) e l’acciaio (25% low-carbon). La definizione di "Made in Europe" include i 27 Stati membri, i paesi del mercato unico (Islanda, Liechtenstein, Norvegia) e i partner extra-UE che garantiscano reciprocità tramite accordi di libero scambio o l'adesione al Government Procurement Agreement (GPA) della WTO.
Obiettivi strategici, occupazionali e ambientali
L’obiettivo cardine dell'IAA è rafforzare la resilienza industriale europea, riducendo la dipendenza strategica da fornitori di paesi terzi (in particolare la Cina) e portando la quota della manifattura sul PIL dell'UE dal 14,3% al 20% entro il 2035. La norma punta a generare un valore aggiunto stimato in oltre 600 milioni di euro nei settori di acciaio, alluminio e cemento entro il 2030, e fino a 10,5 miliardi di euro nel comparto automobilistico. Sotto il profilo occupazionale, si prevede la creazione di 85.000 posti di lavoro nel settore batterie e 58.000 nel fotovoltaico. Dal punto di vista climatico, l'atto mira a evitare l'emissione di 30,58 milioni di tonnellate di CO2, accelerando la transizione verso tecnologie a zero emissioni nette come l’eolico e il nucleare. Per facilitare il raggiungimento di tali traguardi, il regolamento introduce uno "sportello unico" digitale per razionalizzare le procedure autorizzative, applicando il principio della tacita approvazione per le fasi intermedie dei progetti di decarbonizzazione ad alta intensità energetica.
Conseguenze per le imprese e dinamiche di mercato
Per le imprese, l’IAA comporta nuove restrizioni e opportunità di lavoro. Gli investimenti esteri diretti (FDI) superiori a 100 milioni di euro in settori critici, se provenienti da paesi che controllano oltre il 40% della capacità globale, saranno vincolati al trasferimento tecnologico, alla creazione di valore reale nell'UE e a un livello minimo del 50% di occupazione europea. Le aziende potranno beneficiare delle "Aree di accelerazione industriale", distretti green progettati per favorire la simbiosi industriale attraverso autorizzazioni aggregate e semplificate, con risparmi amministrativi stimati in 240 milioni di euro. Nel settore automotive, l’atto integra le norme sulle emissioni legando il "Made in EU" ai supercrediti per le auto elettriche economiche (sotto i 4,2 metri) e alle flessibilità in materia di CO2. Tuttavia, la proposta solleva critiche per la vaghezza e irraggiungibilità dei criteri di decarbonizzazione e per il rischio che le soglie minime (come il 5% per il calcestruzzo) non stimolino un'innovazione profonda, limitandosi a confermare i modelli produttivi già esistenti.


Patrick Chiavuzzo



