BRESCIA – Una giornata sulla neve in totale autonomia, senza dover dipendere da accompagnatori, superando uno a uno gli ostacoli che troppo spesso trasformano la passione per lo sci in un desiderio irrealizzabile. È questo l'obiettivo di Ski-Ability, il progetto europeo di cui Regione Lombardia è capofila, presentato oggi all'Università di Brescia, che punta a rivoluzionare l'accessibilità dei comprensori sciistici per le persone con disabilità.
L'iniziativa, finanziata con 280 mila euro (180 dalla Rete ArgeAlp e 70 da Regione Lombardia), vede la collaborazione della Provincia autonoma di Trento, di Germania, Austria e Svizzera, insieme alla Federazione Italiana Sport Invernali Paralimpici e al Comitato Italiano Paralimpico. Il cuore del progetto è un tool kit di autovalutazione che permetterà ai gestori degli impianti di verificare il livello di accessibilità della propria struttura, attivando in modo coordinato tutti i servizi necessari.
"Una rampa per una carrozzina al posto delle scale non basta – ha spiegato Federica Picchi, sottosegretario alla Presidenza di Regione Lombardia con delega a Sport e Giovani, intervenuta in videocollegamento –. Chi vive una disabilità motoria e desidera praticare sport sulla neve conosce bene il rischio di imbattersi in una serie di ostacoli. Un comprensorio può essere dotato degli impianti di risalita più moderni, che consentono alla persona con disabilità di risalire con un monosci, ma se il parcheggio non è attrezzato o se i servizi di ristorazione – compresi quelli igienici – non sono accessibili, quel desiderio resta irrealizzabile".
Da qui la scelta della Lombardia di aderire al progetto e di promuovere una ricerca scientifica affidata al Dipartimento di Ingegneria Civile, Architettura, Territorio, Ambiente e di Matematica dell'Università di Brescia, sotto la guida del professor Alberto Arenghi. Il tool kit, strutturato in sezioni tematiche, contiene una serie di domande pensate per guidare i gestori in un percorso di autovalutazione a 360 gradi: dal trasporto con navette attrezzate ai parcheggi dedicati, dagli impianti di risalita accessibili agli ausili specializzati, fino alla presenza di istruttori qualificati. L'obiettivo è promuovere un approccio sistemico, in cui tutte le strutture del comprensorio – comprese quelle ricettive e di ristorazione – siano coinvolte nell'abbattimento delle barriere architettoniche.
In Lombardia, le aree che fungeranno da pilota per sperimentare il modello sono Colere, in provincia di Bergamo, e i Piani di Bobbio, nel lecchese. Due realtà montane che diventeranno laboratori a cielo aperto per testare l'efficacia del sistema in vista di un'estensione a tutti i comprensori regionali.
"Siamo orgogliosi che Regione Lombardia sia capofila del progetto europeo Ski-Ability – ha aggiunto Picchi –. Questo modello, concepito in vista dei Giochi Olimpici e Paralimpici Milano Cortina 2026, rappresenta un'eredità duratura che intendiamo estendere a tutti i comprensori sciistici regionali".
Il professor Arenghi ha sottolineato come l'accessibilità possa diventare un investimento strategico per la sostenibilità dei territori montani, generando nuove opportunità di esperienza, partecipazione e valorizzazione delle comunità locali. Un cambio di paradigma necessario, se si considera che in Europa circa 101 milioni di persone (il 27% della popolazione) hanno una qualche forma di disabilità, mentre nel mondo si stimano 650 milioni di individui. Numeri che impongono di ripensare la montagna, spesso idealizzata come spazio di libertà ma ancora troppo escludente per chi vive una disabilità.
Con Ski-Ability, la Lombardia prova a tracciare una nuova strada: quella di uno sport invernale davvero per tutti.


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