News | 04 marzo 2026, 18:10

Caffè, la rivoluzione del deca. 8 italiani su 10 scelgono la tazzina “light”

Il consumo consapevole cambia le abitudini: nel 2026 il mercato globale del decaffeinato sfiorerà i 3 miliardi di dollari. Gli esperti: “È la generazione Caffeine Conscious”

Caffè, la rivoluzione del deca. 8 italiani su 10 scelgono la tazzina “light”

Il rito del caffè, da sempre pilastro della cultura italiana, sta vivendo una mutazione silenziosa ma profonda. La tazzina non è più solo lo scatto mattutino per carburare o il digestivo dopo pranzo, ma si trasforma in una scelta liquida e modulabile, capace di adattarsi ai ritmi circadiani e allo stile di vita di ognuno. Il protagonista di questa rivoluzione è il decaffeinato, un tempo bistrattato come parente povero dell’espresso, oggi simbolo di una nuova consapevolezza.

Secondo una recente indagine condotta da Nescafé Dolce Gusto su un campione di 1.200 utenti web (SWOA), l’82% degli italiani tra i 20 e i 50 anni dichiara di alternare il caffè tradizionale con la versione deca almeno una volta al giorno. Un dato che fotografa il passaggio da una mera abitudine a una gestione attiva della propria energia. Il fenomeno è stato ribattezzato dagli esperti “Caffeine Conscious Generation”: un approccio che permette di dosare la caffeina in base ai momenti della giornata, senza rinunciare al piacere del rito e del gusto.

Questa tendenza non è solo italiana, ma trova riscontri precisi nei numeri del mercato globale. Le stime parlano chiaro: il giro d’affari del decaffeinato, che nel 2025 si è attestato intorno ai 2,7 miliardi di dollari, è destinato a sfiorare i 3 miliardi nel corso del 2026, segnando un balzo in avanti dell’11%. Un trend destinato a consolidarsi, con un tasso di crescita annuo composto (CAGR) previsto al 6,6% fino al 2030, come rilevato da Mordor Intelligence e Global Growth Insights.

Ma cosa spinge gli italiani a virare verso il deca? L’indagine svela le motivazioni profonde di questa scelta. Per il 73% del campione, optare per il decaffeinato è una scelta coerente con il proprio stile di vita. Quasi la metà degli intervistati (49%) afferma di gestire il consumo di caffè in modo articolato durante l’arco della giornata, contro un 14% che lo concentra ancora esclusivamente al mattino. Il desiderio di una routine serale più regolare (56%) e la ricerca di pause più distese (48%) sono i driver principali che guidano verso una tazzina serale senza effetti stimolanti.

I nuovi rituali di consumo seguono orari ben precisi. Il momento principe per gustarsi un decaffeinato è la sera o dopo cena (48%), vissuto come un vero e proprio rito pre-sonno. A seguire, il pomeriggio (42%), spesso durante le pause lavorative per un momento di decompressione, e il dopo pranzo (35%). Non è più, quindi, una bevanda sostitutiva per necessità mediche, ma una scelta sociale e conviviale: il 66% degli italiani preferisce consumarlo in compagnia, prevalentemente con il partner o in famiglia.

Se per il 36% si tratta di un’abitudine consolidata da anni, per un intervistato su quattro è una conquista recente, maturata insieme a una maggiore attenzione verso il proprio benessere. E il gusto non viene sacrificato: il 44% degli appassionati definisce il decaffeinato un caffè “completo”, a cui non manca nulla rispetto all’originale in termini di soddisfazione.

In questo scenario di evoluzione dei consumi, il caffè smette di essere un semplice gesto automatico per diventare un rituale adattabile, dimostrando che la tradizione italiana sa camminare al passo con i tempi, tazzina dopo tazzina.

Redazione