L’Industrial Accelerator Act e il rinvio al 4 marzo
La presentazione della proposta della Commissione Europea per vincolare gli incentivi statali all’acquisto di veicoli elettrici al criterio del "Made in UE" è stata ufficialmente posticipata dal 26 febbraio a mercoledì 4 marzo 2026. Il commissario per il Mercato interno, Stephane Sejourne, ha motivato il rinvio con la necessità di rendere la bozza dell'Industrial Accelerator Act (IAA) ancora più solida dopo le discussioni interne. Il testo preparatorio, battezzato con lo slogan "Europe First", mira a proteggere l'industria locale fissando criteri tecnici stringenti per l'accesso ai bonus: l’assemblaggio della vettura all'interno dei confini dell'Unione e un’origine europea di almeno il 70% dei componenti (escluse temporaneamente le batterie, ancora dipendenti dalla manifattura asiatica). La misura ha una natura chiaramente protezionistica, pensata per contrastare il dominio commerciale della Cina e le politiche tariffarie dell'America trumpiana, legando gli aiuti pubblici esclusivamente alle produzioni che avvengono nel Vecchio Continente.
Small Affordable Cars e divergenze industriali
Un pilastro dell'IAA riguarda lo stimolo alla produzione di auto elettriche compatte ed economiche attraverso la nuova classe M1e, destinata a veicoli sotto i 4,2 metri con prezzi tra i 15.000 e i 20.000 euro. I produttori di queste "Small Affordable Cars" godrebbero di "supercrediti" nel calcolo delle emissioni di flotta, ma la proposta ha già sollevato critiche per l'esclusione della categoria L7e (microcar elettriche come Microlino). Anche i grandi gruppi industriali sono divisi: mentre Volkswagen, Stellantis e Renault spingono per il protezionismo per salvaguardare i posti di lavoro dalla concorrenza cinese, BMW e Mercedes-Benz temono ritorsioni commerciali da Pechino, dove sono fortemente presenti. Il rischio segnalato da alcuni AD, come Ola Källenius (Mercedes), è che una regolamentazione troppo rigida possa trasformarsi in una "motosega" capace di innescare conseguenze indesiderate sulla competitività globale dei brand europei.
Target 2035 e l'impatto sui modelli e chi resta fuori
In un importante cambio di rotta, l’UE ha proposto di attenuare il divieto di vendita di motori termici per il 2035, riducendo l'obbligo di zero emissioni dal 100% al 90%. Questa flessibilità, sostenuta dal pressing di Friedrich Merz e Giorgia Meloni, permetterà a motori a combustione e ibridi plug-in di sopravvivere oltre la scadenza, a patto di compensare il restante 10% con misure come l'uso di biocarburanti o acciaio verde. Tuttavia, l’applicazione dei criteri dell’IAA ridefinirebbe drasticamente il mercato degli incentivi. Analizzando i modelli più venduti, resterebbero esclusi dai bonus veicoli di punta come la Tesla Model 3 (assemblata a Shanghai) e la Kia EV3 (Corea del Sud), mentre resterebbero "in quota" modelli prodotti in UE come la Tesla Model Y (Berlino), la Renault 5 (Douai) e la gamma Volkswagen ID. La sfida per Bruxelles sarà equilibrare la difesa dell'industria interna senza penalizzare i consumatori, evitando che l'esclusione di modelli economici importati rallenti la transizione ecologica complessiva.


Patrick Chiavuzzo



