News | 13 febbraio 2026, 11:00

Articolo 37, lo scudo invisibile. La formazione è il vero antidoto agli infortuni sul lavoro

Dall’obbligo normativo alla cultura della prevenzione: il D.Lgs. 81/08 punta sulla consapevolezza dei lavoratori. La recente riforma estende l’aggiornamento anche alle piccole imprese e rafforza il ruolo di dirigenti e preposti

Articolo 37, lo scudo invisibile. La formazione è il vero antidoto agli infortuni sul lavoro

Se la sicurezza sul lavoro avesse un cuore, questo batterebbe all’articolo 37 del Decreto Legislativo 81/2008. Non parla di ponteggi, né di macchinari o dispositivi di protezione. Parla di qualcosa di più profondo: la formazione. Perché un casco si indossa per obbligo, ma la consapevolezza si coltiva giorno dopo giorno. Ed è questa la rivoluzione silenziosa che il Testo Unico sulla sicurezza ha avviato e che oggi, con le modifiche del decreto-legge 31 ottobre 2025, compie un nuovo passo in avanti.

Il cuore dell’articolo 37 è racchiuso in due aggettivi: «sufficiente e adeguata». La formazione deve avere una durata minima definita dagli Accordi Stato-Regioni, calibrata sul rischio effettivo. Ma deve anche essere cucita su misura, in base alla mansione, all’esperienza, alle attrezzature e ai rischi concreti del settore.

Non si impara una volta per tutte. La formazione va erogata all’assunzione, al cambio mansione, all’introduzione di nuove tecnologie o processi. Un obbligo che coinvolge l’intera gerarchia aziendale: dirigenti e preposti non sono spettatori, ma protagonisti. Per loro sono previsti percorsi specifici e aggravati, perché vigilare sulla sicurezza altrui richiede competenze e responsabilità maggiori.

La novità più rilevante degli ultimi mesi riguarda l’estensione dell’obbligo di aggiornamento periodico. Fino al 2025, le imprese con meno di 15 dipendenti potevano derogare ad alcuni adempimenti formativi. Il decreto-legge 31 ottobre 2025 ha cancellato questa eccezione, uniformando il livello di tutela. Una scelta che colma una storica lacuna e mette tutte le imprese sullo stesso piano di fronte alla prevenzione.

Ma l’articolo 37 non è solo un elenco di obblighi. Ridurlo a burocrazia significherebbe tradirne lo spirito. Un lavoratore formato non è chi ha timbrato la presenza a un corso. È un professionista che conosce i rischi, li riconosce, li evita e li segnala. Diventa un alleato attivo della sicurezza, non un destinatario passivo di regole.

I benefici non sono solo per la sua incolumità. Un team consapevole è più coeso, efficiente, produttivo. Gli infortuni diminuiscono, l’assenteismo cala, il clima aziendale migliora. La formazione smette di essere un costo e diventa un investimento.

Ignorarla significa violare la legge nella sua lettera, ma soprattutto rinunciare al più potente strumento di prevenzione. Perché la sicurezza non si costruisce solo con barriere fisiche, ma con barriere mentali. E queste si costruiscono un’ora alla volta, in aula o davanti a uno schermo, trasformando la paura in conoscenza e la conoscenza in abitudine.

Arianna Masu