L’Agenzia delle Entrate rafforza per il triennio 2026-2028 l’attività di contrasto alle cosiddette partite IVA “apri e chiudi”, inserendo nel Piano operativo l’obiettivo di arrivare a circa 9.000 chiusure d’ufficio nel 2026. Il dato segue le oltre 2.300 cessazioni già effettuate dal 2023 e si colloca in una strategia più ampia che prevede 9.500 chiusure entro il 2027 e oltre 10.000 nel 2028, secondo il documento di programmazione allegato al Budget economico 2026. Le verifiche si inseriscono in un contesto di intensificazione dei controlli fiscali su soggetti considerati a rischio evasione.
Fenomeno “apri e chiudi” e criteri di selezione
Il fenomeno riguarda partite IVA aperte per periodi molto brevi o riattivate dopo lunghe fasi di inattività, spesso intestate a soggetti privi di una struttura economica reale. In molti casi vengono emesse fatture senza che seguano dichiarazioni fiscali o versamenti di imposte e contributi. Le anomalie emergono anche quando un’attività cambia improvvisamente oggetto sociale o modalità di fatturazione. La selezione delle posizioni sospette avviene tramite l’incrocio di fatture elettroniche, flussi finanziari, dati dichiarativi e informazioni patrimoniali, con il supporto operativo della Guardia di Finanza nelle fasi di verifica.
Algoritmi, ISA e impatti su professionisti e PMI
Nel 2026 l’Agenzia delle Entrate prevede oltre 270.000 accertamenti mirati, basati su analisi algoritmiche continue e sull’utilizzo degli Indici Sintetici di Affidabilità fiscale, che misurano la coerenza tra redditi, ricavi e adempimenti. Un punteggio basso non determina automaticamente sanzioni, ma aumenta la probabilità di controllo e l’invio di lettere di conformità, che invitano alla regolarizzazione. In caso di mancata risposta o documentazione insufficiente, può scattare la chiusura d’ufficio della partita IVA. Per riaprire è richiesta una fideiussione bancaria o assicurativa di almeno 50.000 euro, valida per tre anni, importo che deve coprire eventuali violazioni accertate. La misura ha un impatto diretto su liberi professionisti, artigiani e PMI, chiamati a dimostrare nel tempo la reale operatività e la coerenza fiscale dell’attività svolta. Le verifiche possono estendersi a più annualità d’imposta quando emergono profili di rischio persistenti, incidendo sulla continuità operativa delle imprese di minori dimensioni e sull’accesso al credito.


Mario Gentile



