News | 16 gennaio 2026, 12:00

Sicurezza antincendio - dopo Crans-Montana, Italia vigile ma non immuni

Luca Pasquero, esperto del settore, in un’intervista a Radio Marconi: "La normativa c’è, ma la formazione e la cultura della prevenzione sono la chiave. Non esistono materiali ‘ignifughi’, solo resistenti"

Sicurezza antincendio - dopo Crans-Montana, Italia vigile ma non immuni

La tragedia di Crans-Montana, in cui un incendio in un locale ha causato numerose vittime tra cui diversi italiani, ha riacceso i riflettori sulla sicurezza antincendio. Mentre la magistratura svizzera indaga sulle dinamiche del disastro, in Italia il dibattito si sposta su prevenzione, controlli e responsabilità. In un’intervista a Radio Marconi, Luca Pasquero, imprenditore ed esperto di sicurezza antincendio e sviluppo aziendale, offre una analisi dello stato dell’arte in Italia, tracciando un bilancio fatto di normativa avanzata ma anche di criticità culturali da superare.

Pasquero, la cui azienda è attiva dal 2010-12 nei campi della sicurezza sul lavoro, delle certificazioni e dell’antincendio, non ha dubbi: l’Italia, dal punto di vista normativo, "non è messa male". Il quadro legislativo si è evoluto e inasprito significativamente, soprattutto con l’introduzione del testo unico nel 2008, che ha introdotto il reato penale per i datori di lavoro in caso di infortuni gravi. "Fino al 2008 non esisteva il reato penale", ricorda Pasquero. "Oggi le pene sono più severe e la Conferenza Stato-Regioni è molto attenta, aumentando anche le ore di formazione obbligatorie".

Tuttavia, la sola normativa non basta. L’esperto sottolinea come l’evento scatenante per miglioramenti sia spesso, purtroppo, una tragedia. E l’incidente di Crans-Montanane è un esempio lampante. Pasquero critica aspramente le "procedure minime di gestione dell’emergenza" assenti nel locale svizzero: "La musica continuava a suonare, nessuno indicava le uscite. Questi ragazzi si sono trovati con un po’ di fuoco e hanno fatto le riprese, ma non avevano un’allerta che gli dicesse di scappare". Una sirena d’allarme e le luci di emergenza avrebbero potuto fare la differenza.

Il fulcro della prevenzione, per Pasquero, sta nella formazione e in un cambiamento culturale. "Noi italiani siamo portati a pensare ‘tanto non succede’ e ‘tanto a me non succede’", afferma. Questo atteggiamento può portare a "quei due secondi di imprevisto che cambiano la vita". La soluzione? Iniziare dalla scuola, inserendo moduli di formazione sulla sicurezza fin dai banchi, andando oltre i soli corsi per l’alternanza scuola-lavoro. La formazione efficace, spiega, non è nozionistica: "Ci sono campi prova dove si simula un incendio e si fa sentire il calore alle persone, perché capiscano e reagiscano più velocemente".

Un altro punto cruciale è la gestione dei materiali e delle strutture. Pasquero smitizza il concetto di "materiale ignifugo": "Non esiste un materiale che non brucia, ma che ha una resistenza al fuoco". L’obiettivo, quindi, non è l’immunità alle fiamme (impossibile), ma ritardarne il più possibile la propagazione. Per i locali pubblici, il fattore più critico è spesso il superamento della capienza massima autorizzata. "Spesso, per far entrare più persone, si chiude un occhio. Se poi succede qualcosa, il locale è strapieno, il panico è maggiore e le conseguenze sono più gravi", avverte. La progettazione e i successivi adeguamenti sono fondamentali: è molto più semplice e sicuro integrare i sistemi antincendio in un’attività da ristrutturare ex novo, piuttosto che doverli "aggiustare in corso d’opera".

Infine, l’esperto rivolge un consiglio pratico a tutti i cittadini, un gesto semplice che può salvare la vita: "Quando andate in albergo, guardate la piantina di sicurezza attaccata alla porta della camera. In una situazione di fumo e buio, sapere se girare a destra o a sinistra può essere determinante". È un piccolo esercizio che contrasta la pericolosa illusione che gli incidenti capitino sempre "agli altri".

Il quadro che emerge è di un’Italia dotata di buone difese legali e tecniche, la cui efficacia però poggia sulla responsabilità di ogni attore: dalle istituzioni di controllo agli imprenditori, fino ai singoli cittadini. La strada maestra, come spesso accade, è quella di una prevenzione consapevole e di una cultura della sicurezza che diventi patrimonio comune

Arianna Masu