News | 08 novembre 2026, 18:00

Banca online in default, il Paraguay resta senza contanti

Tre milioni di correntisti con i depositi congelati, il presidente Peña costretto alle dimissioni e i primi rimborsi solo per i piccoli risparmi. Una lezione anche per chi in Italia tiene tutta la liquidità dell’attività su un unico conto.

Banca online in default, il Paraguay resta senza contanti

Sono bastati due giorni per mettere in ginocchio un Paese intero. In Paraguay il crac di Ueno Bank, istituto digitale fondato nel 2023, ha congelato i depositi di circa tre milioni di persone, la metà della popolazione, per un valore complessivo di 2,836 miliardi di dollari. Nel buco sono finiti anche 380 milioni di dollari dell’ente previdenziale nazionale.

In pochi anni la banca aveva conquistato una clientela ampia, composta in gran parte da lavoratori autonomi e rider delle piattaforme digitali, attratti da servizi interamente online. Una crescita sostenuta anche dalle scelte del governo, che vi aveva trasferito una parte rilevante dei fondi pubblici e previdenziali. I legami con la politica erano stretti: il presidente Santiago Peña era tra i soci fondatori e l’ex numero uno della banca era stato nominato a capo della Banca centrale, carica lasciata mercoledì 4 novembre dopo le accuse di controlli mancati. Isolato e a un passo dall’impeachment, Peña ha annunciato le dimissioni, ma il primo voto del Parlamento è saltato perché la maggioranza ha abbandonato l’aula. Se accettate, le dimissioni gli garantirebbero l’immunità come senatore a vita, ipotesi respinta da opposizione e manifestanti.

Le conseguenze per famiglie e attività sono state immediate. Senza accesso ai conti, molti non hanno potuto fare acquisti nemmeno di prima necessità, mentre la corsa agli sportelli automatici e ai servizi di home banking ha mandato in tilt anche altre banche, costrette a fermare le operazioni. Per il momento il contagio all’intero sistema sembra evitato.

I rimborsi sono partiti venerdì 6 novembre, ma con il contagocce. In prima battuta la Banca centrale paga solo chi ha depositi fino a circa 1.450 euro, nessun debito con l’istituto e un conto aperto presso un’altra banca, dove riceverà l’accredito entro cinque giorni lavorativi; a chi non ne ha uno verrà aperto un conto presso un istituto indicato dalla Banca centrale. Gli anticipi successivi potranno arrivare a circa 17.700 euro, mentre la garanzia massima si ferma a circa 33.200 euro per depositante: chi aveva somme superiori rischia di perdere la differenza.

Per le partite IVA italiane il quadro è più protetto, ma non illimitato. Il sistema di garanzia dei depositi copre fino a 100.000 euro per depositante e per banca, e la tutela vale anche per ditte individuali e società. Chi accumula su un solo conto la liquidità destinata a tasse, contributi e fornitori farebbe bene a controllare che la propria banca, soprattutto se online o con sede all’estero, aderisca a un fondo di garanzia europeo e a valutare di suddividere le somme più consistenti su più istituti, per non trovarsi bloccato proprio nelle scadenze.

Redazione