- A ottobre 2026, secondo le prime stime, il MIC si è attestato a 13 punti, in aumento di cinque decimi su settembre. È il valore più alto da dicembre 2023.
- A determinare l’ampliamento dell’area del disagio sociale è la ripresa dell’inflazione. Nell’ultimo mese i prezzi dei beni e dei servizi ad alta frequenza d’acquisto hanno mostrato una variazione tendenziale del 5,8%, in ulteriore accelerazione rispetto al 5,2% di settembre, con una crescita significativa degli energetici e, in misura più contenuta, degli alimentari freschi.
- Il mercato del lavoro si conferma anche a ottobre sostanzialmente stabile. Secondo le nostre stime la disoccupazione estesa si dovrebbe attestare al 6,9%.
- Il perdurare delle tensioni internazionali sugli energetici rende sempre più complesso il rientro in tempi brevi dell’inflazione, amplificando i timori di effetti di secondo livello, per adesso per nulla pronunciati. In questo contesto i rischi di un deterioramento del reddito disponibile delle famiglie, con un impatto negativo sulla domanda e sulla crescita, si rafforzano notevolmente. E’ possibile, pertanto, un ulteriore ampliamento dell’area del disagio sociale misurata nella metrica macroeconomica del MIC.
Il MIC di ottobre consolida la tendenza all’ampliamento dell’area del disagio sociale attestandosi a 13 punti, cinque decimi in più rispetto al mese precedente, valore che non si registrava dalla fine del 2023. La stima dell’ultimo mese continua a riflettere la progressiva accelerazione dei prezzi dei beni e servizi ad alta frequenza d’acquisto (+5,8% tendenziale dal +5,2% di settembre), derivante dalle perduranti tensioni sugli energetici e alimentari freschi, e la sostanziale stabilizzazione del tasso di disoccupazione esteso (tab. 1).
Sul versante del mercato del lavoro, nel mese di ottobre è atteso un marginale aumento del numero di occupati e delle persone in cerca d’occupazione, confermando il tasso di disoccupazione ufficiale al 6,3%. Anche per le unità di lavoro standard (Ula) destagionalizzate, interessate dalle diverse forme d’integrazione salariale (CIG e FIS), si stima una scarsa dinamicità, con un tasso di disoccupazione esteso che dovrebbe attestarsi al 6,9%.
Secondo le prime indicazioni, a ottobre 2026 l’inflazione dei beni e dei servizi ad alta frequenza d’acquisto ha registrato, sulla spinta dell’accelerazione dei prezzi degli energetici e degli alimentari non trasformati, un ulteriore e significativo aumento salendo al 5,8% dal 5,2% di settembre.
In prospettiva, le persistenti tensioni internazionali, il cui primo riflesso è il permanere di prezzi elevati degli energetici in un contesto di elevata volatilità, amplificano i timori di ulteriori rialzi dell’inflazione, accentuando i rischi di effetti secondari nella prima parte del 2027. Aumentano, pertanto, le possibilità di progressivi ampliamenti dell’area del disagio sociale, misurata nella metrica del MIC, e di ricadute negative sui comportamenti di spesa delle famiglie e, di conseguenza, sulle prospettive di crescita.


CS



