News | 29 ottobre 2026, 09:00

PMI, 30 giornate l'anno perse in amministrazione dei pagamenti

Una ricerca su 500 esercenti italiani: 4,5 ore a settimana tra riconciliazione, fatture e dati per il commercialista, tempo sottratto alla crescita

PMI, 30 giornate l'anno perse in amministrazione dei pagamenti

Per molti titolari di piccole imprese la giornata non finisce quando paga l'ultimo cliente, ma dopo le verifiche su transazioni, vendite e fatture. Bisogna suddividere mance e commissioni, preparare i dati per il commercialista, sollecitare i pagamenti in ritardo. Una vendita conclusa può così segnare l'inizio di un altro carico di lavoro.

Secondo una ricerca condotta da OnePoll su 500 esercenti italiani, i responsabili di microimprese e Pmi dedicano in media 4,5 ore alla settimana alle attività amministrative legate a pagamenti e fatturazione. Su un anno equivalgono a quasi 30 giornate lavorative da otto ore. Più della metà degli intervistati (54%) impiega almeno 4 ore a settimana, mentre il 26% ne dedica 6 o più.

Tra le attività che assorbono più tempo ci sono la preparazione dei dati per il commercialista (47%), la verifica dei pagamenti dei clienti (45%) e l'emissione di fatture e richieste di pagamento (44%). Accettare pagamenti digitali, inoltre, non elimina il lavoro dietro le quinte: l'80% delle aziende accetta carte di debito o credito, ma due su tre devono almeno una volta a settimana monitorare o suddividere gli incassi per dipendente, turno, sede o attività. Tra chi gestisce internamente questi processi, il 43% indica gli errori nel monitoraggio manuale come criticità e il 28% giudica la riconciliazione troppo lunga.

Questo carico va a scapito dello sviluppo. Per il 48% degli intervistati la priorità dei prossimi 12 mesi è acquisire nuovi clienti e aumentare i ricavi, mentre un altro 29% punta a migliorare efficienza e margini. Eppure quasi 4 su 10 dedicano alla crescita non più di 5 ore a settimana, e circa 1 su 8 indica il tempo e la capacità operativa del titolare come principale ostacolo.

Trovare quel tempo è ancora più importante in un contesto difficile. Il 49% prevede che il calo del potere d'acquisto dei clienti influirà negativamente sull'attività nei prossimi 12 mesi, e il 47% teme conseguenze da nuove leggi o regolamenti. Le preoccupazioni emergono mentre l'Istat rileva, a settembre 2026, una netta flessione della fiducia dei consumatori e un indebolimento di quella delle imprese, in particolare nei servizi e nel commercio.

Gli esercenti non possono controllare la capacità di spesa dei clienti né le norme, ma possono individuare i processi interni che generano lavoro superfluo. Per questo diventa decisivo guardare a ciò che accade dopo la vendita, e non solo all'incasso. Alcune soluzioni digitali aiutano a inviare link di pagamento, controllare le richieste non saldate, ricevere gli accrediti in tempi rapidi e riunire pagamenti, vendite e report in un unico strumento, riducendo il passaggio da un sistema all'altro.

Per una partita IVA, il primo passo è misurare quanto tempo si dedica davvero all'amministrazione, individuare le attività ripetitive e valutare quali si possano automatizzare. Il tempo recuperato può essere impiegato per acquisire clienti, sviluppare servizi o pianificare il futuro. Anche una riduzione di poche ore a settimana, nell'arco dell'anno, vale diverse giornate di lavoro.

La ricerca approfondisce anche le differenze per dimensione e settore, dalla gestione di mance e commissioni all'equilibrio tra acquisizione di clienti ed efficienza operativa. Il dato sulle 30 giornate nasce dalla media delle ore settimanali moltiplicata per 52 settimane e rapportata a giornate di otto ore: una stima, ma sufficiente a mostrare quanto pesi l'amministrazione sul tempo di chi guida un'impresa piccola.

La ricerca è stata realizzata con interviste online dall'11 al 22 settembre 2026, su aziende con da 1 a 249 dipendenti nei settori beauty e wellness, eventi, food and beverage, ricettivo e commercio.

Redazione