La gestione del rischio ambientale si prepara a diventare un tema sempre più rilevante per le imprese italiane. Tra nuovi obblighi normativi europei, responsabilità per i danni provocati all’ambiente e costi delle bonifiche, le aziende sono chiamate a rafforzare le proprie strategie di prevenzione. Eppure, nonostante l’esposizione ai rischi, la protezione assicurativa resta ancora poco diffusa: secondo i dati elaborati dall’Osservatorio Pool Ambiente sulla base della rilevazione statistica ANIA, appena lo 0,89% delle imprese italiane dispone di una polizza per i danni ambientali.
Il quadro emerge dall’incrocio tra il Disegno di Legge di Delegazione Europea 2026, approvato dal Consiglio dei Ministri il 4 agosto e attualmente all’esame del Senato, il recente rapporto della Commissione europea sull’applicazione del principio “chi inquina paga” e i dati sulla diffusione delle coperture assicurative in Italia.
Il disegno di legge delega il Governo a recepire diverse disposizioni europee destinate ad avere ricadute sull’organizzazione e sulla gestione delle imprese. Tra queste, la revisione degli obblighi di rendicontazione sulla sostenibilità, le misure per prevenire la dispersione delle microplastiche e il monitoraggio della qualità del suolo.
Sul fronte ESG, l’articolo 6 riguarda il recepimento della direttiva europea Omnibus I, che ridefinisce il perimetro degli obblighi di rendicontazione per le grandi imprese, individuate nel testo in base a soglie dimensionali e di fatturato. La normativa interviene inoltre sulla vigilanza sui revisori, affidandola alla Consob e al Ministero dell’Economia e delle Finanze.
Particolare attenzione è richiesta alle aziende coinvolte nella produzione, movimentazione, stoccaggio e trasporto di pellet di plastica, oltre che nelle attività di pulizia dei container che li contengono. L’articolo 10 del disegno di legge riguarda l’adeguamento della normativa nazionale al Regolamento europeo 2025/2365, che interessa gli operatori che superano la soglia prevista di cinque tonnellate annue.
Le disposizioni prevedono misure per prevenire e contenere le dispersioni, raccogliere tempestivamente il materiale fuoriuscito e conservare la documentazione relativa alla gestione del rischio. Secondo quanto riportato nel comunicato, l’obbligo di intervenire immediatamente in caso di dispersione è già applicabile dal 16 dicembre 2025, mentre il piano di gestione dei rischi e i relativi registri diventeranno obbligatori dal 17 dicembre 2027.
«Le imprese che rientrano nel perimetro del Regolamento, dalla produzione al trasporto, dalla semplice movimentazione dei pellet alla pulizia dei container, farebbero bene a non aspettare l’ultimo momento per adeguarsi», spiega l’avvocata Roberta Victoria Nucci di ITC Law. Una pianificazione anticipata, sottolinea, può consentire di predisporre misure di gestione del rischio adeguate e valutare le coperture assicurative in modo coerente con le esposizioni effettive.
Un ulteriore ambito di intervento riguarda il monitoraggio del suolo, con il recepimento della direttiva europea 2025/2360. Le verifiche ambientali sui terreni potrebbero assumere un ruolo sempre più importante in occasione di trasformazioni, riqualificazioni e cessioni di siti produttivi, rendendo necessario prestare maggiore attenzione alle condizioni dei terreni e alle eventuali criticità ambientali.
A rendere più urgente il tema è anche il quadro europeo sull’applicazione del principio “chi inquina paga”. Nel Fitness Check pubblicato dalla Commissione europea il 16 luglio 2026, l’analisi di 76 atti dell’Unione evidenzia come il principio trovi un’applicazione più soddisfacente nella prevenzione rispetto alla gestione del danno ambientale vero e proprio. In particolare, l’attuazione disomogenea delle garanzie finanziarie previste dalla direttiva sulla responsabilità ambientale può lasciare scoperti i costi degli interventi quando l’impresa responsabile è insolvente. In questi casi, il peso economico rischia di trasferirsi sullo Stato e, di conseguenza, sulla collettività.
I numeri italiani mostrano la dimensione del problema. Sebbene nel 2023 le polizze di responsabilità ambientale abbiano registrato una crescita del 32,6% rispetto all’anno precedente, la diffusione delle coperture rimane limitata. A questo si aggiunge la questione dei siti contaminati: il Rapporto ISPRA 424/2025 censisce 484 siti orfani, per i quali il responsabile non è individuabile o non provvede agli interventi, già destinatari di 500 milioni di euro di fondi pubblici.
Il Primo Rapporto sul Mercato delle Bonifiche di REF Ricerche, pubblicato nel 2025, stima inoltre un valore potenziale del mercato italiano delle bonifiche compreso tra 43 e 92 miliardi di euro, di cui 29,5 miliardi riferibili alla componente privata. Una cifra che evidenzia quanto la gestione delle passività ambientali possa incidere sulla sostenibilità economica delle attività produttive.
Per Pool Ambiente, consorzio di coassicurazione specializzato nei rischi di responsabilità ambientale, la risposta non può limitarsi alla sottoscrizione di una polizza. Occorre innanzitutto sviluppare una cultura del rischio, attraverso la conoscenza delle possibili esposizioni, la manutenzione programmata degli impianti, i controlli periodici e la formazione del personale. L’obiettivo è costruire un sistema di prevenzione che vada oltre il semplice adempimento normativo e consenta di scegliere consapevolmente come gestire e trasferire i rischi.
In questo contesto si inserisce il corso specialistico sui rischi di responsabilità ambientale promosso da ICMQ S.p.A. Società Benefit in collaborazione con Pool Ambiente, in programma online il 24 e 25 novembre 2026, dalle 9 alle 13, sulla piattaforma ICMQ Sustainability Academy.
Il percorso prevede otto crediti formativi per il mantenimento di diverse certificazioni professionali e affronta il quadro normativo, la mappatura e la valutazione dei rischi ambientali, le misure di prevenzione e protezione, le coperture assicurative e l’analisi di casi reali di sinistro. La formazione è rivolta in particolare a periti liquidatori assicurativi, professionisti HSE e della sicurezza, risk manager e specialisti della sostenibilità.
Per le imprese, soprattutto quelle esposte a rischi ambientali legati ai processi produttivi e alla gestione dei materiali, il messaggio è chiaro: conoscere le proprie responsabilità e intervenire in anticipo può fare la differenza non soltanto sul piano della conformità normativa, ma anche su quello economico. In un contesto di regole più stringenti, la prevenzione e una corretta gestione assicurativa diventano strumenti strategici per proteggere l’attività aziendale e limitare il rischio che i costi dei danni ambientali finiscano per gravare sull’intera collettività.


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