Nella concessionaria il lavoro quotidiano passa sempre più attraverso dati e strumenti digitali. Lead, valutazione dell’usato, pricing, rotazione dello stock, pianificazione dell’officina: l’intelligenza artificiale entra in questi processi senza sostituirli, ma modificando la velocità con cui le informazioni vengono elaborate e il modo in cui supportano le decisioni. È un cambiamento che riguarda una filiera molto ampia. In Europa l’automotive impiega 13,8 milioni di persone, il 6,1% dell’occupazione complessiva: solo 3,5 milioni lavorano nella manifattura, mentre gran parte degli addetti opera in trasporti, distribuzione, vendita, officine, ricambi, logistica e post-vendita.
Anche in Italia il settore ha un nucleo industriale inserito in un contesto più vasto. Secondo ANFIA, l’automotive nel suo complesso occupa 1,02 milioni di addetti, mentre 273.000 lavorano nella produzione industriale; la sola componentistica conta 168.000 addetti in 2.134 imprese. Negli ultimi anni questi segmenti hanno visto crescere la complessità operativa: gestione dei lead, valutazione dell’usato, pianificazione dell’officina, definizione dei prezzi, rotazione dello stock e relazione con il consumatore. Processi che continuano a funzionare, ma in un contesto sempre più frammentato, dinamico e competitivo, con margini sotto pressione.
Per le concessionarie, dove la redditività media si attesta sotto l’1%, la questione non è automatizzare per il gusto di farlo, ma capire dove la tecnologia può rendere più efficienti i processi che incidono direttamente sulla redditività. L’inefficienza, del resto, non coincide necessariamente con un processo che si interrompe: può manifestarsi come tempi decisionali più lunghi, informazioni non pienamente utilizzate, opportunità commerciali non intercettate o stock gestiti con minore tempestività. È in questo spazio che l’AI sta assumendo un ruolo concreto.
I dati statunitensi, mercato più avanzato nell’adozione, mostrano la rapidità del fenomeno. Secondo l’Urban Science–Harris Poll 2025, l’AI è già utilizzata dal 42% dei dealer nel sales tracking, dal 38% nella gestione dell’inventario e dal 37% nell’automazione della risposta ai lead. Considerando anche chi intende adottarla o aumentarne l’uso, le percentuali salgono rispettivamente all’89%, all’86% e all’83%. Il 62% segnala un miglioramento dell’efficienza nei processi di vendita e marketing, il 51% un incremento di vendite e ricavi. Il Cox Automotive AI in Auto Retail Tracker conferma la tendenza: nel 2026 l’82% dei dealer statunitensi utilizza strumenti di AI, soprattutto per automatizzare attività routinarie o complesse e coordinare il follow-up con i clienti. Colpisce, però, un altro dato: circa un dealer su tre non misura ancora l’impatto dell’AI o non ha chiarezza su come venga misurato. Alla rapida diffusione degli strumenti non corrisponde quindi sempre una capacità strutturata di valutarne gli effetti.
Automatizzando le attività ripetitive — risposta ai lead, follow-up, programmazione degli appuntamenti, analisi dello stock, parte dei processi amministrativi — la tecnologia libera tempo per ciò che richiede relazione, interpretazione e decisione commerciale. È probabilmente questo l’effetto più rilevante sul lavoro in concessionaria: l’AI non elimina le competenze professionali, ne modifica il baricentro. Non significa trasformare le figure commerciali e operative in specialisti di intelligenza artificiale, ma sviluppare familiarità con gli strumenti digitali già presenti e, soprattutto, la capacità di comprendere, interpretare e verificare le informazioni che questi sistemi restituiscono. McKinsey parla di competenze emergenti come il prompting e la model stewardship, legate all’interazione con i sistemi AI e alla supervisione dei risultati. Il Cox Automotive AI Readiness in Auto Retail Study rileva che il 66% dei dealer dichiara di aver bisogno di più formazione sull’AI, non per programmare modelli, ma per capire come integrarla nei processi quotidiani.
Più automazione, però, richiede più capacità di governo. Come ogni tecnologia che automatizza processi, l’AI porta con sé rischi: dalla qualità dei dati alla sicurezza informatica. Servono piattaforme solide e una governance ben definita. Le soluzioni SaaS oggi disponibili integrano controlli, aggiornamenti continui, standard di sicurezza elevati e sistemi di monitoraggio che riducono drasticamente la possibilità di errori. Il presidio umano resta centrale, non in contrapposizione all’automazione, ma perché aumenta la quantità di informazioni e indicazioni che concorrono a una decisione: due dirigenti su tre ritengono che sistemi più chiari di governance e responsabilità permetterebbero di utilizzare meglio l’AI nei processi decisionali, mentre il 53% delle organizzazioni considera governance e framework etici tra gli elementi fondamentali per passare dai progetti pilota a un utilizzo su larga scala.
La trasformazione in atto mostra che l’impatto dell’AI non riguarda solo l’adozione della tecnologia, ma il modo in cui le concessionarie organizzano il lavoro, prendono decisioni e gestiscono la complessità quotidiana. L’AI è già presente nei processi chiave — lead, usato, officina, pricing, stock — e la sua adozione cresce rapidamente. Non sostituisce i ruoli, li ridefinisce, ampliando le competenze: dalla lettura dei dati alla capacità di interpretare modelli predittivi e integrarli nelle decisioni operative. In un mercato con margini contenuti e complessità crescente, la differenza sarà sempre meno nella disponibilità della tecnologia — destinata a diventare progressivamente accessibile — e sempre più nella qualità con cui verrà integrata nelle decisioni quotidiane.
C’è infine un secondo cambiamento da considerare: l’AI non sta modificando soltanto il modo in cui lavora il dealer, ma anche il percorso con cui il consumatore arriva alla scelta dell’auto. Il 63% dei consumatori statunitensi dichiara che probabilmente o sicuramente utilizzerà strumenti di AI nel prossimo processo di acquisto di un veicolo, mentre soltanto il 29% dei dealer ha iniziato ad adeguarsi alla ricerca basata sull’intelligenza artificiale. Il consumatore può quindi arrivare al contatto con la concessionaria dopo aver usato l’AI per confrontare modelli, prezzi e caratteristiche. Per il dealer significa confrontarsi con un cliente potenzialmente più informato e con percorsi di ricerca meno lineari, ma anche ripensare il modo in cui informazioni, offerta e relazione commerciale vengono organizzate lungo il customer journey.
La questione, quindi, non è più soltanto quanto rapidamente l’AI verrà adottata, ma quanto efficacemente verrà integrata nei processi, nei dati e nelle piattaforme che il dealer utilizza ogni giorno, e quanto chiaramente sarà possibile misurarne i risultati. A fare la differenza sarà la capacità di trasformarla in decisioni migliori, processi più efficienti e una relazione con il cliente coerente con un percorso d’acquisto che sta cambiando.


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