News | 08 settembre 2026, 10:00

ESG, meno burocrazia e più sostanza

La riforma europea degli standard di sostenibilità

ESG, meno burocrazia e più sostanza

La Commissione europea ha avviato una consultazione pubblica — aperta fino al 3 giugno 2026 — su due nuovi atti delegati destinati a ridisegnare in profondità il framework ESG europeo. Si tratta della revisione degli European Sustainability Reporting Standards (ESRS) e dell'introduzione di un nuovo standard volontario per le PMI con meno di mille dipendenti. Entrambi i provvedimenti rientrano nel pacchetto Omnibus I, entrato in vigore il 18 marzo 2026, con cui Bruxelles punta esplicitamente a ridurre gli oneri amministrativi senza tradire gli obiettivi del Green Deal.

Il cuore della riforma è la semplificazione degli ESRS, gli standard utilizzati dalle imprese soggette alla CSRD per la rendicontazione di sostenibilità. Il dato più significativo viene da EFRAG, l'organismo tecnico che ha supportato la Commissione: la revisione riduce del 61% i datapoint obbligatori rispetto agli standard originari del 2023, con risparmi cumulativi stimati fino a 4,7 miliardi di euro nel periodo 2027-2031 — pari a circa il 44% dei costi che le imprese avrebbero sostenuto applicando integralmente il framework precedente.

Le principali novità strutturali riguardano: l'eliminazione dei datapoint ritenuti meno rilevanti; la priorità attribuita ai dati quantitativi rispetto alle disclosure narrative; una distinzione più netta tra informazioni obbligatorie e volontarie; una maggiore interoperabilità con gli standard globali e con la normativa finanziaria europea; nuove misure di flessibilità e phase-in; chiarimenti sull'applicazione del principio di materialità. Il nuovo framework entrerà in applicazione dal bilancio 2027, con possibilità di adozione volontaria già per l'esercizio 2026.

Il secondo atto delegato introduce uno standard volontario ESG specificamente calibrato per le imprese con non più di mille dipendenti, derivato dal VSME già raccomandato dalla Commissione nel 2025. La finalità è duplice: offrire alle imprese escluse dalla CSRD obbligatoria uno strumento semplice e proporzionato, utile per l'accesso ai finanziamenti sostenibili; e — aspetto forse ancor più rilevante nella pratica — contrastare il cosiddetto trickle-down effect, ovvero il trasferimento a cascata di richieste informative sproporzionate verso fornitori e PMI lungo la catena del valore.

Il meccanismo concreto è il Value Chain Cap, operativo dal 1° gennaio 2027: le grandi imprese soggette alla CSRD non potranno richiedere ai fornitori con meno di mille dipendenti dati ESG superiori a quelli previsti dallo standard volontario, e questi ultimi avranno il diritto legale di rifiutare richieste eccedenti. Chi richiede dati ulteriori dovrà esplicitamente informare i fornitori di tale diritto. Una tutela concreta contro la proliferazione caotica di questionari ESG sovrapposti e spesso incoerenti.

Per i commercialisti e i consulenti aziendali, la riforma impone un aggiornamento tempestivo. Le imprese soggette alla CSRD dovranno ricalibrare i propri sistemi di raccolta dati sui nuovi ESRS semplificati, cogliendo l'opportunità dell'adozione volontaria già per il 2026. Le PMI fornitrici, dal canto loro, dovranno essere informate dei nuovi diritti di rifiuto. La semplificazione è reale, ma richiede consapevolezza per essere sfruttata appieno.

Andrea Nano