News | 16 luglio 2026, 14:05

Baraccopoli di Messina, Schifani consegna 15 alloggi: tra questi anche tre case confiscate alla mafia. Centoventisette operai nei cantieri del risanamento

La Struttura commissariale guidata dal presidente della Regione Siciliana prosegue il piano di rigenerazione urbana: manutenzioni, demolizioni e nuove costruzioni per restituire dignità abitativa alle famiglie che vivevano negli insediamenti abusivi

Baraccopoli di Messina, Schifani consegna 15 alloggi: tra questi anche tre case confiscate alla mafia. Centoventisette operai nei cantieri del risanamento

Un segnale concreto di rinascita per le periferie di Messina. La scorsa settimana, la Struttura commissariale per il contrasto del degrado abitativo, guidata dal presidente della Regione Siciliana Renato Schifani, ha formalmente consegnato ad ArisMe quindici nuovi alloggi destinati alle famiglie che ancora oggi vivono nelle baraccopoli della città dello Stretto. Un risultato che assume un valore simbolico e sociale particolarmente forte: tre di questi appartamenti, infatti, provengono da beni confiscati alla criminalità organizzata, restituiti alla legalità e ora trasformati in case per chi non ne aveva una.

L'operazione si inserisce in un più ampio disegno di risanamento urbanistico e sociale che da mesi impegna la Struttura commissariale in un fronte di lavoro articolato e complesso. «Gli interventi a Messina proseguono a ritmo serrato, con risultati visibili – ha dichiarato il presidente Schifani –. Stiamo restituendo dignità abitativa alle famiglie provenienti dalle ex baraccopoli e continueremo con questo impegno fino al completamento di tutti gli interventi previsti». Parole che trovano riscontro nei numeri e nei cantieri aperti in diversi punti della città, dove il lavoro di demolizione, ricostruzione e riqualificazione non si ferma mai.

I quindici alloggi consegnati ad ArisMe – il soggetto attuatore che gestisce il patrimonio abitativo pubblico – sono stati sottoposti a un accurato ciclo di manutenzione straordinaria. Su disposizione degli uffici diretti dal sub commissario Santi Trovato, le imprese incaricate hanno lavorato a fondo per rendere gli immobili pronti all'uso: sostituzione completa degli infissi, ripristino e adeguamento degli impianti elettrici, idrici e di condizionamento, messa a norma dei servizi igienici e tinteggiatura interna ed esterna. Il risultato sono abitazioni dignitose, sicure e accoglienti, pronte ad accogliere famiglie che per anni hanno vissuto in condizioni di estrema precarietà.

Ma il cantiere messinese della rinascita è molto più ampio. Dietro questa prima tranche di consegne c'è un sistema di lavoro imponente, che oggi conta complessivamente 127 addetti impegnati su più fronti. La Struttura commissariale ha attivato una rete di interventi che spazia dalle demolizioni – con nove cantieri attivi – alla costruzione ex novo, come nei comparti di Fondo Basile e Fondo Saccà, passando per sei opere di riqualificazione e rigenerazione urbana e quattordici interventi di manutenzione sugli alloggi esistenti. Un mosaico di attività che coinvolge ventuno imprese, con centotré lavoratori tra operai specializzati, autisti e tecnici di cantiere, affiancati da dodici professionisti esterni, otto membri della task force tecnica e quattro unità interne alla Struttura.

Il modello organizzativo adottato punta sulla sinergia tra diversi attori istituzionali. Oltre ad ArisMe, la Struttura commissariale si avvale del supporto operativo del Genio Civile e di Invitalia, l'agenzia nazionale per lo sviluppo e l'attrazione degli investimenti, che agiscono come soggetti attuatori per garantire celerità e competenza nella realizzazione delle opere. Un sistema a rete che sta dando i suoi frutti, come dimostra la consegna di questi primi quindici alloggi.

La scelta di includere tra gli alloggi destinati alle famiglie anche tre beni confiscati alla mafia assume un significato che va oltre la mera disponibilità di spazi abitativi. È un atto di giustizia sociale e di riappropriazione del territorio da parte delle istituzioni, che restituisce alla collettività ciò che era stato sottratto illegalmente. Un messaggio forte, in una città come Messina che ha conosciuto stagioni difficili sul fronte della legalità e che oggi cerca di voltare pagina anche attraverso interventi di questo genere.

Le famiglie destinatarie degli alloggi provengono dalle baraccopoli che per decenni hanno costellato le periferie della città, vere e proprie ferite aperte nel tessuto urbano e sociale. Insediamenti abusivi, spesso privi dei servizi essenziali, dove intere generazioni hanno vissuto ai margini, tra rifiuti, degrado e assenza di prospettive. Il piano di risanamento avviato dalla Struttura commissariale punta a chiudere definitivamente quella stagione, sostituendo i baraccamenti con case vere, strade asfaltate, servizi e spazi pubblici.

Per il presidente Schifani e per tutta la squadra guidata da Trovato, l'obiettivo è chiaro: non fermarsi ai primi quindici alloggi, ma procedere senza sosta fino a completare l'intero programma di interventi previsti. La sfida è ambiziosa, perché richiede risorse, coordinamento e, soprattutto, la capacità di mantenere alta l'attenzione su un problema che per troppo tempo è stato ignorato. Ma i numeri dei cantieri aperti e dei lavoratori impegnati dimostrano che l'ingranaggio si è messo in moto e che la macchina del risanamento non intende rallentare.

L'operazione di Messina rappresenta un modello replicabile anche in altre realtà siciliane afflitte da emergenze abitative e degrado urbano. La sinergia tra Regione, enti locali, agenzie nazionali e imprese private sta dimostrando che è possibile affrontare il problema delle baraccopoli con un approccio sistemico, che unisce rigore tecnico e sensibilità sociale. La consegna degli alloggi ad ArisMe è solo l'ultimo, tangibile risultato di un percorso che sta cambiando il volto di interi quartieri e, soprattutto, la vita di decine di famiglie.

Mentre i cantieri continuano a lavorare a pieno regime, con i loro 127 addetti impegnati tra demolizioni, costruzioni e manutenzioni, la città di Messina guarda con rinnovata fiducia al futuro. Le case consegnate sono molto più di semplici muri e tetti: sono il simbolo di una rinascita possibile, del riscatto di una comunità che ha diritto a un alloggio dignitoso e a una vita migliore. E la strada, seppur lunga, è ormai tracciata.

Redazione